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L’immigrazione è uno dei temi più caldi del 21° secolo. Da alcuni è visto come il peggior problema di questi ultimi anni. Molti descrivono i migranti come orde che vogliono invadere l’Europa per depredarla. Eppure viene anche fatto il discorso opposto. L’Europa, infatti, ha un lungo passato coloniale alle spalle, durante il quale ha depredato molti dei paesi da cui provengono oggi i profughi, lasciandoli in condizioni disastrose. Questa posizione è sostenuta dallo scrittore indiano Suketu Mehta, che il 24 febbraio discuterà del suo libro This is Our Land al teatro De Balie, ad Amsterdam.

Lo scrittore, nato a Calcutta e cresciuto a New York, incentra la narrazione sulla questione dell’immigrazione e sul vero problema. Non è, infatti, l’immigrazione che sta distruggendo l’Occidente ma la paura per essa. Oltre la propria esperienza, Mehta ha viaggiato per il mondo osservando attentamente il fenomeno, per costruire un libro tra romanzo e reportage. L’essenza può essere colta da questo passaggio:

Hanno contaminato l’aria sopra di noi e le acque intorno a noi, rendendo sterili le nostre fattorie, i nostri oceani senza vita; ed erano sbalorditi quando i più poveri tra noi arrivarono ai loro confini, non per rubare ma per lavorare, per pulire la loro merda e per scopare i loro uomini.

Suketu Mehta è professore associato di giornalismo alla New York University. I suoi lavori sono stati pubblicati da diverse riviste importanti, come New Yorker, the New York Times Magazine, National Geographic, Granta, Harper’s, Time, e GQ. Ha vinto diversi premi ed è stato candidato al premio Pulitzer per Maximum City: Bombay Lost and Found.

Alla conferenza sarà presente anche lo scrittore marocchino-olandese Abdelkader Benali, vincitore del Libris Literature Award. Benali riceverà in aprile Golden Goose Quill per il suo lavoro, come riportato in precedenza. Inoltre verrà anche l’artista visivo Ehsan Fardjadniya. Di origine curda,iraniana e olandese, il suo lavoro artistico mette al centro l’accoglienza dei migranti. Uno dei suoi scopi è quello di ridefinire il ruolo dell’arte come catalizzatore del cambiamento.