di Serena Gandolfi

 

Ferro e industria pesante, simboli di nodi storici che hanno cesellato la società moderna; le speranze, il progresso ma anche il grigiore dell’ambiente artificiale e lo smarrimento dell’essere umano. Questi sono i temi che hanno suggestionato il fotografo Theo Simpson e le sue opere in mostra al Foam.

L’artista, classe ’86, nato e cresciuto nel Regno Unito, nel Lincolnshire, ha cominciato a esprimersi attraverso la fotografia documentando i paesaggi della sua  terra natia. E’ dal Nord dell’Inghilterra che il suo lavoro trae ispirazione, in un contesto fortemente segnato dallo sviluppo industriale e dal periodo successivo di decadenza.

Sono ambienti visionari e post-industriali quelli fotografati da Theo Simpson, immaginari che pescano direttamente dall’alienazione meccanica. Sovrapponendo materiali artificiali a sculture, in un dialogo tra colori e forme metalliche, volumi e texture gelide, si celebra la fine del mito industriale. L’artista smaschera e demistifica le forze progressiste che inneggiavano alla modernità, al capitale, mettendo a nudo la sostanza di quelle promesse incapaci di resistere agli sbalzi economici.

La provocazione si coglie nell’utilizzo di slogan di vecchie pubblicità, nella riproduzione degli stessi colori di noti brand britannici falliti. Un passato i cui resti hanno un’eco nel presente come sottolinea l’artista nell’incisione “Tomorrow. Today” fatta al laser su lastra metallica. In un mondo in cui l’economia dipende dall’industria e dalla tecnologia, cosa accade quando queste falliscono? Chi è il ponte tra l’uomo e la macchina? Interrogativi che si susseguono nel tempo, in un’epoca ormai scandita da ingranaggi (analogici o virtuali che siano).

Steel Strata Mk1, Mk2

“Gli strati metallici si riferiscono al modo in cui la British Leyland e altre compagnie sono state smantellate, ridimensionate, riorganizzate, commerciate o vendute. I segmenti dipinti sezionati da linee, riprendono i colori di due aziende storiche: la tonalità ‘Moonraker blue’ veniva usata per le auto prodotte dalla British Leyland nel 1982, il “Silk green” venne introdotto nel 1987 dalla BMW dopo la storica acquisizione del marchio. Questi strati in combinazione con le lamine d’acciaio lucidate a mano, mostrano  l’eredità storica e i percorsi incerti delle aziende, contrapposti alla resistenza delle macchine, delle idee e degli entusiasmi che avevano permesso la creazione dei loro prodotti”. E’ così che l’artista racconta Steel Strata Mk1 e Steel Strata Mk2.

Theo Simpson si è classificato come vincitore dell’Outset-Unseen exhibition Fund per l’anno 2017. Ha ricevuto una nomination per il Foam Paul Huf Award 2017 e i suoi lavori si possono trovare anche in collezioni pubbliche internazionali, tra cui quella della V & A National Art Library, il Fotomuseum, Winterthur, il Royal Institute of British Architects e la Tate Artists ‘Book Library. La sua personale sarà visibile al Foam fino al 1 aprile.