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Ogni anno un gran numero di persone che vivono nelle nostre città – senzatetto, suicidi, immigrati illegali, drogati, “muli” della droga, vittime della criminalità e, soprattutto, anziani che vivono soli – vengono trovate morti.

A volte i cadaveri non vengono scoperti per settimane o mesi e spesso è difficile accertare chi siano. I loro funerali si tengono senza la presenza di parenti o amici e conoscenti; le uniche persone presenti sono gli addetti alla bara, forse qualcuno del Dipartimento dei Servizi Sociali, la direzione del cimitero e l’impresario delle pompe funebri.

Dal 2002 ad Amsterdam il poeta e artista F Starik, profondamente commosso dalla desolazione di questi funerali solitari, ha fondato la Poule des Doods (Poule della morte solitaria) ispirandosi all’esempio del poeta di Groningen Bart FM Droog: l’idea era di stabilire una rete di poeti che scrivessero una poesia personale per la persona deceduta, basata su ricerche sulla sua vita, e la leggessero al suo funerale.

Dal 2006 l’iniziativa è divenuta la fondazione Lonely Funeral Project (De Eenzame Uitvaart).

Goesseln, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons

Qualche anno dopo ad Anversa, il poeta fiammingo Maarten Inghels ha replicato il progetto con lo stesso nome. L’iniziativa di Groningen è stata poi adottata anche da poeti di Utrecht, Rotterdam, L’Aia, Nijmegen e Leuven.

In vent’anni centinaia di “funerali solitari” sono stati frequentati da poeti. Le poesie sono state anche raccolte dalla casa editrice Arc Publications che insieme all’editore viennese Edition Korrespondezen e l’editore Stefan Wieczorek, hanno creato una sorta di antologia di Spoon River raccontando in versi e prosa 31 “vite dimenticate” da 20 tra i principali poeti olandesi e fiamminghi.

I poeti non sono assistenti sociali ma hanno il potere di cambiare l’atteggiamento verso gli emarginati della società. Questi ultimi saluti a persone che il poeta non ha mai conosciuto e mai conoscerà, le cui vite alla fine erano invisibili, ci ricordano che siamo una comunità e che abbiamo responsabilità gli uni verso gli altri, anche dopo la morte. Come scrive F. Starik nella prefazione al libro: “Non sappiamo a chi diciamo addio, quindi non proviamo dolore. Ma tutti – e questo è il punto – ogni persona merita rispetto”.

Ogni anno viene anche assegnato il Ger Fritz-Prijs, un premio annuale attribuito alla più bella poesia funebre solitaria. Il premio consiste in una corona simile alla composizione floreale sulla bara del defunto solitario, un importo monetario di 250 euro e una fotografia di Bianca Sistermans. Nel 2020 l’ha vinto Jos Versteegen.

F. Starik, pseudonimo di Frank von der Möhlen, è morto ad Amsterdam il 16 marzo 2018 per un arresto cardiaco. Oltre a cimentarsi coi versi, è stato cantante e fotografo. Non sappiamo chi ha letto e dedicato una poesia a Starik il giorno del suo funerale, sicuramente ci piace pensare che non sia morto in solitudine.