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The Joy of Nature: gli alberi di Van Gogh e la voglia di patate di David Hockney

In mostra ad Amsterdam il dialogo a distanza tra il genio olandese e uno dei più grandi artisti viventi.



di G. Menditto

David Hockney, pittore, disegnatore, incisore, fotografo e scenografo britannico tra i principali esponenti della pop art, negli anni novanta lasciò Los Angeles alla volta dello Yorkshire, sua terra natale, per motivi familiari e qui iniziò nuovamente a ritrarre i suoi amati scorci di campagna. Le enormi tele che lo hanno reso famoso, i meticolosi disegni a carboncino e persino gli schizzi presi sul suo inseparabile Ipad testimoniano l’amore che il pittore da sempre nutre nei confronti della natura mentre muta nel corso delle stagioni.

Luci, colori, forme e intensità cromatiche unite alla sensibilità che il pittore pone nello studio della prospettiva colpiscono chiunque osservi un’opera di Hockney per la prima volta.

Al Van Gogh Museum, come ricorda il direttore uscente Axel Rüger, hanno deciso di omaggiare l’arte del pittore inglese mostrandone la profonda sintonia – nonostante il secolo che li separa – con le tele di Vincent Van Gogh. Non che la sintonia tra i due fosse un segreto. Lo stesso Hockney ha disseminato interviste e interventi pubblici con continue attestazioni di sconfinata ammirazione nei confronti dell’energia vitale nelle pennellate di Van Gogh.

L’abilità dei curatori dell’esposizione è quella di aver sovrapposto, attraverso un accorto gioco di accostamenti e fughe prospettiche, alcune celebri opere di Van Gogh con i giganteschi pannelli di Hockney. Non soltanto quindi la prima retrospettiva dedicata all’artista britannico nei Paesi Bassi o l’esordio nel più celebre museo di Amsterdam di una mostra dedicata a un autore ancora vivente, ma la possibilità di sbirciare nelle pagine più intime del diario di Hockney

Per un’artista incapace di limitarsi a un unico punto di fuga, la folgorazione avvenne nel Natale del 1985, quando l’artista stava lavorando al Flauto Magico di Mozart a La Scala di Milano. Sorpreso da un’irrefrenabile voglia di rösti – la pietanza svizzera a base di patate – Hockney convinse l’amico Ian Falconer a raggiungere Zurigo per soddisfare le proprie voglie da “mangiatore di patate”: imboccando il traforo del San Gottardo da poco terminato, i due, completamente soli all’interno del tunnel, sperimentarono quello che Hockney raccontò poi come un “inferno monodirezionale”, una luce che promette una liberazione che non arriva mai. Quando l’auto finalmente varcò l’uscita dopo diciassette chilometri di buio, l’artista britannico fu sopraffatto dall’irruenza delle luci e delle forme del paesaggio “come se il mondo gli si fosse manifestato in tutta la sua gloria”. Una gloria che non avrebbe mai più dimenticato.

L’aneddoto – si parva licet – non sembra raccontare molto dell’incontro tra Hockney e Van Gogh. Se non fosse che, nei decenni successivi alla folgorazione del San Gottardo, Hockney riprese a lavorare senza sosta proprio avendo come punto di riferimento le tele che Van Gogh dipinse ad Arles nel biennio 1887-1888.

Se ci si pone di fronte ai dipinti di Van Gogh The Harvest e Field with arises near Arles per poi lasciarsi colpire dalle cromie di The Arrival of spring in Woldgate o East Yorkshire in 2011 (twenty eleven) di Hockney, si comprende allora come il genio olandese non sia stato semplicemente una fonte d’ispirazione per l’artista britannico.

L’ “ossessione” che Hockney nutre nel ritrarre un paesaggio familiare ed estraneo allo stesso tempo, registrandone quasi il respiro vitale che si alterna con le stagioni, non vuole essere un semplice omaggio al maestro olandese: al contrario, è un modo inedito di riscoprire quel potenziale di energia che si nasconde nelle regolarità di un prato o tra il fogliame di un bosco. Per entrambi non si tratta solo di vedere con più precisione e profondità, ma di distogliere lo sguardo dal proprio oggetto per far sì che tutta la straordinaria gioia della natura sia libera di manifestarsi.

L’esposizione è visitabile fino al 26 maggio 2019.

Immagine di copertina © David Hockney, Photo Credit: Richard Schmidt, Centre Pompidou, Paris. Musée national d’art moderne – Centre de création industrielle




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