The Netherlands, an outsider's view.

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MUSIC

The Dublin Legends al Q-Factory di Amsterdam: una serata tra folclore e musica

Due chitarre, un violino un banjo a cinque corde e la vitalità mischiata alla malinconia dei componenti del gruppo irlandese



di Natalina Rossi

Il Q-Factory di Amsterdam non è solo il più grande centro di produzione musicale in Europa, è uno spazio atemporale in cui l’arte sonora trasfigura la struttura materiale delle cose

Ieri, domenica 6 ottobre, Q-Factory ha ospitato il gruppo folk irlandese The Dublin Legends, conosciuti dagli amanti della musica celtica e del folk come The Dubliners e che – dopo la tragica morte del membro fondatore Barney McKenna – hanno dato vita a un nuovo gruppo composto da Sean Connon (chitarrista storico dei The Dubliners), Gerry O’ Connor, Paul Watchorn e Shay Kavanagh. 

L’edificio si è trasformato in un pub irlandese dall’atmosfera leggera e malinconia. Anziani signori dai gilet antiquati canticchiavano, con una birra in mano, le ballate irlandesi in tono fideistico ed emozionato. Canzoni popolari ballate calpestando e battendo le mani da giovani folcloristici e intere famiglie legate alla tradizione o amanti della cultura irlandese

Due chitarre, un violino un banjo a cinque corde e la vitalità mischiata alla malinconia dei componenti del gruppo, hanno dato vita a un concerto estatico, poetico nella sua semplicità, e familiare. Il pubblico, infatti, ha perso i suoi connotati naturali formando una cerchia di amici intimi legati dall’ossessione per un genere musicale poco usuale ma leggendario. 

Le canzoni popolari irlandesi quali Whiskey in the Jar, Seven Drunken Nights, Rocky Road to Dublin, The Fields of Athenry, con il loro stile semplice e profondo e i testi aneddotici e divertenti, hanno riempito l’edificio e ci hanno trascinato in un vecchio pub cupo delle terre celtiche. Ci siamo immaginati pescatori, amatori tristi, ubriaconi buffi, prigionieri innamorati, giovani audaci, tutti riuniti allo stesso tavolo, legati dalla stessa passione alcolica, e per la vita. 

Perché, in fondo, l’alcol per gli irlandesi non è uno stordimento ma uno strumento di coesione e di riparo dal mondo gelido fuori. Un connotato imprescindibile della natura di un popolo che riesce a trasformare la malinconia in canzonette, e la tristezza in ilarità a tratti straripante. Senzas, però, toglierci l’anima. 

E così, ogni testo è una storia. Ogni storia una vita. Ogni vita il cuore pulsante del popolo irlandese. 

E noi, ieri, tutti, ne abbiamo fatto parte. 






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