La caffetteria nel mio quartiere è gestita da qualche tempo da un inglese, scrive il giornalista Teun van Keuken sul Volkskrant “Sembra sconvolto quando ordino un “koffie verkeerd” o quando chiedo “de rekening”. E sembra infastidito quando non gli parlo nella sua lingua madre”, dice l’editorialista della testata di Amsterdam.

Ma parlare in inglese in Olanda, secondo van Keuken, è davvero un problema? “Mia moglie è inglese. Quando l’ho incontrata 18 anni fa […] nella vita quotidiana – per strada, nei negozi e nei caffè non era davvero incentivata a parlare olandese. Doveva solo dire tre parole nella nostra lingua e quando il suo interlocutore ascoltava il suo accento, la risposta era automaticamente in inglese” continua van Keuken.

Ciò accade di frequente, ammette l’editorialista, e che sia dovuto alla volontà di molti olandesi di rendersi utili, oppure per mostrare la bravura con le lingue straniere, rimane un atteggiamento che non favorisce l’integrazione.

Il consiglio ai concittadini? “Se qualcuno vi parla in olandese (imperfetto), rispondete in olandese.”

“Noi pensiamo che l’inglese sia essenziale per non perdere opportunità”, scrive ancora van Keuken,  “Ecco perché ora l’istruzione è bilingue in molte scuole. Gli studenti delle superiori imparano storia e geografia in inglese. Ma questi insegnanti parlano la lingua ad un buon livello? Recentemente ho sentito di una scuola elementare in cui ai bambini veniva insegnato l’inglese utilizzando un programma di traduzione. Meglio nessuna lezione di una cattiva lezione”, va avanti il columnist.

E la scuola non è il solo ambiente dove l’utilizzo dell’inglese puo’ essere oggetto di discussione: il distretto universitario di Utrecht, è stato ribattezzato “Utrecht Science Park”. In parte perché la Danone, che ha sede lì, trova il vecchio nome “obsoleto”. Science Park è preferito per “l’immagine internazionale” che conferisce.

Van Keuken cita Martin Boisenlegt, responsabile marketing della città di Utrecht: Science Park è più internazionale di De Uithof. Certo, conclude il columnist sul Volkskrant, ma un nome in inglese non sarà in grado di far funzionare qualcosa che non funziona, se non funziona. E per giunta il cambio di nome costa. Un’idea minuscola incartata da parole molto costose.