“Superati, antiquati, acritici o addirittura cattivi”, così Leni Franken, dell’Università di Anversa, descrive i libri turchi usati negli studi islamici. Secondo l’esperta in filosofia, didattica e ideologie, i manuali non sarebbero adatti al contesto belga: l’influenza della Turchia sulle lezioni fiamminghe sarebbe infatti troppo grande, riporta VRT.

Franken ha detto a Pano, il programma di approfondimento che ha realizzato un reportage sull’influenza straniera sui musulmani in Belgio, che “i manuali sarebbero troppo acritici. Un esempio? Il modo di insegnare agli alunni l’ipotesi creazionista del mondo. Nei libri il dibattito tra scienziati e autorità religiose non è neanche menzionato. Anzi, viene ribadito che le persone non credono in Allah sono peggiori: le persone con una fede debole, che non pensano alla vita nell’aldilà o non ricordano nelle preghiere Allah, sono più inclini a commettere errori. Di conseguenza, anche le cattive abitudini e i comportamenti, come i tentativi di suicidio e il crimine sono in aumento nella nostra società”.

“C’è poca attenzione per il pensiero critico o per argomenti delicati come la fede e la scienza, lo status delle donne e l’omosessualità. Se affrontati, questi argomenti sono trattati in modo estremamente conservatore” dice Franken. Pano ha anche scoperto che i programmi di studio fiamminghi per le lezioni islamiche sono basati su quelli del ministero dell’istruzione turco ad Ankara e da Diyanet, il ministero turco per gli affari religiosi, che ha anche una sede in Belgio.

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