Sembra ormai chiara l’intenzione del governo di rendere le regole più restrittive riguardo la conoscenza della lingua locale per tutti i cittadini non UE. Proprio per questo i partiti CDA e D66 hanno proposto l’introduzione obbligatoria di test di cittadinanza per gli immigrati turchi

Il trattato di associazione dell’UE con la Turchia, firmato nel 1963, contiene una clausola di “stand still”, che impedisce agli Stati membri di condizionare la libera circolazione, anche a test obbligatori.

Tuttavia, i cristiano-democratici e il partito progressista liberale D66 sostengono che una sentenza della Corte di Giustizia Europea abbia evidenziato la possibilità di aggirare le restrizioni.

La proposta è arrivata dopo l’analisi compiuta su una sentenza della corte europea. Infatti, nel 2014 una donna turca, Naime Dogan, desiderava ricongiungersi a suo marito in Germania. Per questo si è opposta all’obbligo di imparare il tedesco che costituiva una condizione necessaria per il suo trasferimento.

Stando al giudizio della Corte, la norma interferiva con il diritto del signor Dogan al ricongiungimento familiare, violando la clausola del trattato del 1963. Pertanto, la mancanza di una competenza linguistica non è risultata sufficiente per negare il rilascio di un visto alla donna.  

Sebbene la Germania abbia perso la causa, la sentenza afferma che “l’introduzione di una nuova restrizione può essere ammessa nella misura in cui è giustificata da un imperativo di interesse generale. In più, deve essere idonea a conseguire l’obiettivo legittimo perseguito e non può andare oltre ciò che è necessario per raggiungerlo “.

Il deputato D66 Jan Paternotte sostiene la compatibilità tra la nuova legge di integrazione olandese e il giudizio della corte. “Contrariamente alla Germania, i Paesi Bassi lavoreranno con piani di integrazione personale e test sulla qualità della vita. In questo modo, si cercherà di determinare il livello di lingua richiesto ai nuovi cittadini affinché possano superare il test di cittadinanza”, ha dichiarato a AD.

Il numero di cittadini turchi che arrivano nei Paesi Bassi è aumentato negli ultimi tre anni. In particolare, da quando il presidente Recep Tayyip Erdogan ha attuato una vera e propria repressione contro gli attivisti dell’opposizione. 

Più di 77.000 persone sono state arrestate e 150.000 funzionari governativi licenziati o sanzionati da luglio 2016. L’anno scorso 1.300 turchi hanno chiesto asilo nei Paesi Bassi, rispetto ai 55 del 2015. Secondo l’agenzia di statistica CBS, anche il numero di persone che arrivano attraverso altre rotte migratorie come il ricongiungimento familiare è aumentato di circa il 30% nel 2017.