Il governo non si scuserà per il passato coloniale dell’Olanda, ha dichiarato il premier Mark Rute durante un dibattito parlamentare sul razzismo. Nonostante abbia detto di comprenderne le ragioni, secondo lui “non è il momento”. Le scuse, infatti, “polarizzerebbero ulteriormente la società”.

La discussione è avvenuta proprio in occasione del Keti Koti, la giornata dell’abolizione della schiavitù in Olanda. I partiti di sinistra hanno chiesto scuse formali ma il governo non ha alcuna intenzione, a meno di un anno dalle elezioni politiche, di sollevare una questione spinosa come questa.

Secondo Rutte, la decisione di non scusarsi non ha nulla a che vedere con il timore di richieste di risarcimento danni da parte dei discendenti degli schiavi. “Il dibattito è già polarizzato, ma il razzismo non è un dibattito”, ha attaccato il leader del Groenlinks, Jesse Klaver.

Il leader della D66 Rob Jetten ha sottolineato che il ruolo dello Stato olandese nella tratta degli schiavi ha lasciato cicatrici che i discendenti degli schiavi portano ancora con sé. La possibile polarizzazione non dovrebbe essere il punto focale, ha detto, il focus dovrebbe essere sul “dolore dei neri olandesi”.

Perchè scusarsi con l’Indonesia e con il popolo ebraico ma non con la comunità nera, si chiede il D66? “Sperimentare il razzismo è sperimentare la disuguaglianza e le generazioni del futuro hanno il diritto a un mondo senza razzismo. Ciò non accadrà dopo un dibattito o da un giorno all’altro. D66 quindi desidera un approccio coerente e di lungo periodo”, dice il leader.

Contrari al dibattito Geert Wilders e l’estrema destra, secondo i quali il razzismo in Olanda non è un problema e a dimostrarlo sarebbero i pochi casi di denunce per discriminazione arrivati in tribunale.