The Ocean CleanUp, la Stichting fondata nel 2014 dal giovane olandese Boyan Slat, installerà una barriera galleggiante di 2300 metri vicino l’isola di Tsushima, tra Corea del Sud e Giappone, a metà del prossimo anno. L’annuncio è arrivato al Seoul Digital Forum, l’evento più importante in Asia sui temi della tecnologia e dell’innovazione.

Ma chi è Boyan Slat? Il fondatore e CEO di The Ocean CleanUp è un ventenne originario di Delft e ha l’obiettivo di porre fine all’accumulo di rifiuti plastici nella zona del Pacifico nota con il nome di “Great Pacific Garbage Patch”, una enorme discarica galleggiante creatasi negli anni tra le Hawaii e la California.

Naturalmente quella non è l’unica area marina ad essere inquinata: l’idea del ragazzo nasce infatti in Grecia nel 2011, quando Slat vede più rifiuti che animali in fondo al mare: “Sono diventato consapevole dell’inquinamento causato dalla plastica mentre nuotavo in Grecia, imbattendomi in più buste di plastica che pesci. Sfortunatamente la plastica non va via da sola. Allora mi sono chiesto, perché non pulirlo?”, si legge sul sito ufficiale della società.

Il progetto è semplice: “Attaccando un sistema di bracci galleggianti al fondale l’oceano riesce, attraverso le correnti, a ripulirsi praticamente da solo” recita sempre il sito della neonata Stichting.

Ma come è nato esattamente quello che potrebbe essere il più grande progetto di pulizia marittima della storia? Boyan Slat frequenta ancora le scuole superiori quando mette per iscritto il suo progetto, attirando immediatamente l’attenzione di molti esperti e ottenendo numerosi premi, tra cui il Best Technical Design presso l’Università di Delft.

Nel giugno del 2014 il ragazzo presenta “The Ocean Cleanup’s feasibility study”, un report di più di 500 pagine avvalorato da 70 tra scienziati e ingegneri. E nello stesso anno lancia una campagna di crowdfunding con il proposito di raccogliere, in 100 giorni, i 2 milioni di dollari necessari all’implementazione del progetto. La campagna di crowdfunding no-profit si conclude con 2 154 282 di dollari raccolti.

Ad aprile 2015 parte così Mega Expedition, imponente spedizione di ricerca che coinvolge 50 navi per mappare la Great Pacific Garbage Patch e rilevare l’ammontare e la distribuzione della plastica presente in superficie.

Se il progetto pilota vicino l’isola di Tsushima, che rappresenta la prima prova pratica per The Ocean CleanUp, dovesse quindi avere successo nel 2016, Boyan Slat e collaboratori potranno dire di essere un passo più vicini alla bonifica della più grande discarica fluttuante al mondo.

Francesca Spanò

 

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