Passato il testimone della presidenza UE alla Slovacchia, l’Olanda fa il bilancio del semestre passato. Se da un lato, con orgoglio, Mark Rutte esibisce l’accordo sulla Turchia a proposito dei richiedenti asilo, dall’altro – sottolineano Maaike van Diepen e Guiseppe van der Helm della NGO Tax Justice al Trouw – il governo olandese non ha mosso un dito per affrontare lo spinoso problema dell’evasione fiscale delle multinazionali. Dijsselbloem aveva ammesso che l’Olanda è parte del problema, grazie alle sue politiche generose nei confronti delle corporations ma a parte la direttiva UE approvata il 20 giugno scorso, una versione docile e piuttosto annacquata del progetto iniziale promosso da alcuni stati del sud, non si è riusciti a fare molto di più.

La questione poteva anche essere vista con un’altra prospettiva: il “conflitto di interesse olandese”, ovvero quello di un paese considerato paradiso fiscale che promuove la scrittura di regole che limitino i paradisi fiscali interni, era stato molto criticato da osservatori nazionali e internazionali. Tuttavia, a parte il blando accordo sul regime di tassazione, l’altra novità introdotta durante il semestre dei Paesi Bassi è stato l’obbligo per le multinazionali di rendere pubbliche alcune informazioni sulle loro attività nei singoli stati in modo tale da rendere chiaro laddove le discrepanze troppo ampie tra profitti e investimenti possano configurare società di comodo. In realtà, nonostante l’esultanza di Rutte, l’UE ha semplicemente recepito una (vecchia) raccomandazione dell’OCSE; inoltre, le resistenze degli uffici delle tasse nei paesi membri non sarebbero state affatto vinte.

Secondo Tax Justice, l’operazione olandese è stata esclusivamente di “maquillage”; la versione finale della nuova direttiva, sarebbe talmente debole che di fatto è ancora possibile far scappare i profitti verso paradisi fiscali. Di fatto, dicono ancora gli esperti, gli stati dovranno continuare a ridurre il prelievo fiscale sulle multinazionali proprio per evitare che gli utili veicolati su società di comodo vengano poi trasferiti altrove. Con danni enormi per gli uffici delle tasse e quindi per la comunità nel suo insieme.