Resta incerto il futuro dello stabilimento Tata Steel di IJmuiden. L’azienda sta negoziando con il governo olandese un sostegno pubblico da 2 miliardi di euro per la decarbonizzazione, ma l’accordo difficilmente sarà concluso entro il 30 settembre, dice NOS.
Le trattative sono complicate anche dall’inchiesta penale per l’inquinamento e dalla possibile revoca delle autorizzazioni per alcuni impianti. Tata è accusata dal Pubblico Ministero di emissioni intenzionali di sostanze nocive, mentre le autorità ambientali vogliono intervenire sulle fabbriche di gas di cokeria.
Il piano di transizione prevede la chiusura di metà degli altiforni e il passaggio a una produzione basata anche su gas e idrogeno, oltre a un maggiore ricorso al riciclo dell’acciaio. L’obiettivo è ridurre le emissioni di CO₂ di circa il 40%. Lo stabilimento emette oggi 11,2 milioni di tonnellate di CO₂ l’anno.
A IJmuiden lavorano circa 9.000 persone, mentre altre 20.000 posizioni nell’indotto dipendono dall’acciaieria. Tata ha inoltre chiuso l’ultimo esercizio con una perdita di oltre 200 milioni di euro.
Il memorandum d’intesa scade formalmente il 30 settembre. Dopo quella data governo e azienda non sarebbero più vincolati dagli accordi già raggiunti, ma potrebbero decidere di proseguire comunque le trattative.







