Una tassa nazionale per le aziende digitali come Google e Airbnb. Il partito laburista PvdA ha presentato una mozione che chiede alle società tecnologiche che realizzano un fatturato mondiale di almeno 750 milioni di euro e vendono almeno 25 milioni di euro di prodotti o servizi nei Paesi Bassi, di pagare una tassa locale. Il provvedimento si applicherebbe a compagnie quali Uber, Twitter e Airbnb.

Queste aziende pagano poco o niente tasse nei Paesi Bassi perché non hanno un ufficio fisico qui. Quando pagano, si tratta solo di imposte sugli utili.

L’imposta deve essere pagata sulle entrate digitali, come quelle che Netflix e Spotify ottengono dagli abbonamenti che le persone pagano mensilmente per i servizi di streaming, o le entrate da Google per gli annunci pubblicitari.

Con l’imposizione di una simile tassa sulle società, si potrebbe aumentare il gettito di circa 200 milioni di euro ogni anno, secondo il ministero delle Finanze. Il PvdA pensa che tale cifra possa arrivare anche a 400 milioni di euro.

Anche Francia, Austria, Gran Bretagna, Belgio e Spagna vogliono introdurre la loro tassa digitale ma non è facile perchè potrebbe violare gli accordi internazionali sul commercio.

Il governo olandese preferisce aspettare una soluzione internazionale, perché è più efficiente introdurre questo provvedimento a livello internazionale. 127 paesi stanno discutendo a livello di OCSE, l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE) affinchè si chiuda un accordo simile.

Per ottenere qualcosa a breve termine, la Commissione europea ha proposto di introdurre una tassa sui servizi digitali attraverso una direttiva europea. Tuttavia, tale proposta è stata respinta. Anche nei Paesi Bassi, la maggioranza dei partiti non era favorevole.