Come potete immaginare, è stata una giornata piuttosto convulsa in redazione. Alla preoccupazione per quanto stava succedendo a Utrecht, si è sommata l’immancabile amarezza per come è stata seguita e gestita la situazione su portali e profili social. Cercando fonti attendibili, come il sito del Gemeente o i diversi account della Politie olandese, cauti nel fornire gli aggiornamenti, assistevamo al carosello di tweet e retweet – non interessa chi, dove e quando – che davano per certi il numero di feriti e di morti prima di qualsiasi fonte ufficiale e l’immediata profilazione “razziale” del presunto terrorista.

Noi abbiamo lavorato come pazzi, smistando le news, analizzandole, cercando di mantenere costante il flusso informativo ma evitando sensazionalismo o titoli di cui ci saremmo pentiti. Quando si copre un evento come questo, dove i contorni della psicosi collettiva e del rischio reale si sfiorano fino a toccarsi, è fondamentale mantenere la lucidità. A procurare allarmi, oggi, si fa presto.

Noi ci siamo spartiti i “compiti”: una seguiva gli account Twitter e i media olandesi, un altro pure, un terzo scriveva in inglese, un altro verificava il materiale pubblicato. Andare ad Utrecht sarebbe stato inutile: le informazioni uscivano con il contagocce e il centro città era deserto. In questi casi si possono solo selezionare e aggregare notizie, garantendo a tutti di capire qualcosa. 

Più che un “attacco al potere”, la giornata si chiude con un atto di “ordinaria follia” di un uomo dalla fedina penale chilometrica nei confronti di una donna.

Dopo l’arresto dell’autore del gesto, già alla sbarra per stupro, ciò che preme di più è la questione della violenza sulle donne – un tema all’ordine del giorno non solo in Italia dunque – autoctone e di di minoranze etniche.  

Questioni di cui discutevamo pochi giorni fa e sulle quali torneremo a breve.