The Netherlands, an outsider's view.

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CINEMA

Swallow: ingoiare oggetti non commestibili per ribellarsi al patriarcato

“Hitchcock ti fa entrare nella psicologia dei suoi personaggi. Sono affascinato da questa abilità. Credo che si capisca chiaramente da Swallow che sono ossessionato dal maestro della suspence“, racconta Carlo Mirabella-Davis e ride. Il regista americano debutta con un lungometraggio che racconta una storia piena di tensione, in cui l’influenza di Hitchcock è davvero inconfondibile. Mirabella-Davis insegna alla New York Film School, dove uno dei suoi corsi ruota interamente intorno al cult-movie Psycho.

Mirabella-Davis è cresciuto in una famiglia di cinefili e per lungo tempo ha visto cinque film al giorno. Per questo il suo ultimo lavoro è pieno di riferimenti, dal classico dell’arthouse Jeanne Dielman di Chantal Akerman a Suspiria di Dario Argento.

In Swallow, come riferisce a Het Parool, Mirabella-Davis si è ispirato a Hitchcock per raccontare la storia di Hunter (Haley Bennett), una giovane donna che si sente intrappolata nel suo matrimonio con il ricco ma indifferente Richie. Hunter trova uno sfogo nell‘ingoiare oggetti non commestibili, una condizione nota come Pica o allotriofagia. La protagonista inizia con una biglia, continua con una puntina da disegno e da lì non fa che peggiorare. E proprio come avrebbe fatto Hitchcock, Mirabella-Davis filma la storia di ogni oggetto che Hunter ingoia e la sua tonalità emotiva.

L’esempio tratto dalla vita miofobica della nonna

Il regista ha scritto anche la sceneggiatura ispirata alla vita della nonna, che non soffriva di pica, ma di miofobia. “Era una casalinga imprigionata in un matrimonio infelice negli anni Cinquanta. Si lavava ossessivamente le mani e sviluppava ogni genere di altri rituali di pulizia. Penso che alla fine fossero finalizzati al controllo, alla ricerca dell’ordine in una vita in cui si sentiva sempre più impotente. Su consiglio dei medici, mio nonno l’ha fatta ricoverare in un istituto, dove è stata sottoposta a terapia elettroshock e persino a una lobotomia forzata. Ho sempre sentito che era stata punita per non essersi conformata a ciò che ci si aspettava da una donna, da una moglie, da una madre“.

E se la storia della nonna che si lavava le mani non sembrava essere un soggetto cinematografico interessante, quando Mirabella-Davis ha visto il contenuto di uno stomaco di qualcuno con la pica, è rimasto folgorato: “si trattava di una grande collezione di piccoli oggetti rimossi chirurgicamente, esposti come se fossero il risultato di uno scavo archeologico“.

La ribellione al patriarcato

Ma l’ambiente patriarcale in cui ha vissuto la nonna del regista ritorna anche in Swallow. I rapporti nella ricca famiglia di Richie sono volutamente arcaici: “volevamo dare al film un tocco retrò. Per sottolineare che, anche se spesso fingiamo che il sessismo sia una cosa del passato, quelle strutture patriarcali funzionano ancora oggi. Forse abbiamo fatto progressi dagli anni Cinquanta, ma il sessismo di fondo che ha segnato il destino di mia nonna è ben lungi dall’essere scomparso”.

Più il film progredisce, più lo stile diventa realistico. Ingoiare oggetti è pericoloso, ma è anche il catalizzatore della sua ribellione contro il sistema patriarcale in cui è intrappolata. È il primo passo per ritrovare la sua autonomia, il controllo del suo corpo”.

Con Swallow Mirabella-Davis entra in una lunga tradizione di film di genere socialmente impegnati, recentemente rilanciata con pellicole  come Get Out (Jordan Peele, 2017) e Parasite (Bong Joon-ho, 2019). Swallow è un film che interpreta molti generi diversi allo stesso tempo: “Mi piace definirlo un tiramisù di generi: uno strato di orrore corporeo innestato su un thriller psicologico, un dramma casalingo e uno strato di commedia nera, che insieme formano un tutt’uno. Alla fine si tratta solo dell’orrore del quotidiano, di piccoli momenti che fanno più male psicologicamente che fisicamente“.