Al fotofinish ma l’impresa è riuscita: il variegato fronte del no all’accordo di associazione tra Ucraina e UE incassa una clamorosa vittoria, nella prima consultazione referendaria olandese da quando nel 2015 il parlmento ha introdotto l’istituto. A sorprendere non è tanto il risultato, un secco 61.1% di no ma il superamento del quorum del 30%, visto fino all’ultimo come un obiettivo difficile da raggiungere. Geenpeil, l’organizzazione ombrello guidata dal sito populista Geenstijl che ha promosso la consultazione, ha lamentato la scarsa presenza sui media di dibattiti sul referendum; a detta loro, questa circostanza avrebbe favorito l’astensionismo. Invece il governo e 3/4 del parlamento, favorevoli all’accordo, hanno dovuto incassare una pesante sconfitta politica dalle conseguenze imprevedibili; sul piano interno ma soprattutto su quello internazionale. Il premier Mark Rutte ha preso atto del risultato, ammettendo che “l’accordo ora, non può più andare avanti”.

Le reazioni della politica

Esulta Geert Wilders, che guarda già avanti:

Dalla parte opposta dello spettro politico, festeggia anche il socialista Emile Roemer:

Tra i favorevoli all’accordo, il leader del Groenlinks  Jesse Klaver, riconosce che il voto avrà delle conseguenze, difficili tuttavia da determinare. Dello stesso avviso il leader del Pvda, Diederik Samsom che invita il governo di cui è parte a riflettere sulle decisioni da adottare.

E ora?

Sul lato dei si, si domandano cosa succederà ora. Dall’Ucraina fanno sapere che i risultati del referendum sono un problema olandese. Una grana non indifferente per il premier Mark Rutte che a semestre di presidenza UE ancora in corso ed elezioni politiche ad un anno di distanza, deve trovare una difficile quadratura del cerchio: come rispettare l’esito della consultazione referendaria, evitando cosi il rischio di dover pagare alle politiche del 2017 un costo salatissimo in termini elettorali, senza però causare un incidente diplomatico con l’UE? Il trattato con l’Ucraina, sarebbe formalmente già in vigore dal I gennaio e anche i rapporti con Kiev rischierebbero di incrinarsi qualora l’Olanda decidesse di ritornare sui suoi passi. Senza contare che il comitato per il no, galvanizzato dal risultato, vuole ora alzare il tiro: vero obiettivo è un referendum sulla permanenza dell’Olanda nell’UE.