Stando a una nuova ricerca condotta dal Vervwey-Jonker Institute, l’attuale sistema d’integrazione fatto di corsi e lezioni rivolti ai rifugiati è talmente complicato che in molti non riescono a orientarsi  e il governo è costretto a intervenire.

Dal 2013 i rifugiati, così come gli altri i nuovi arrivati, sono direttamente responsabili dell’organizzazione della propria integrazione. Inserirsi nella società olandese comporta un percorso di 3 anni entro i quali superare 7 esami di cultura, linguaggio e trovare un lavoro.

Tuttavia, dei rifugiati che hanno cominciato il percorso nel 2013, circa il 40% non ha ancora completato il programma, dicono i ricercatori.

Come riporta l’Istituto, i rifugiati si dimostrano desiderosi di imparare la lingua: è la chiave per l’integrazione dicono. Tuttavia l’accesso complicato ai corsi, la scarsa informazione e lo stress personale rendono difficile il raggiungimento dell’obiettivo.

“Le persone non hanno idea di come scegliere le scuole di lingua” dice la portavoce Merel Kaham a Nieuwsuur. “Scelgono una scuola solo perché frequentata da amici, parenti o per la vicinanza a casa. Spesso però si rivela non essere la migliore per loro”.

Contatti

“Non si può imparare la lingua senza contatti, molto dipende dalle relazioni che instauri con le persone del posto” racconta ai ricercatori un uomo eritreo. “Se non hai conoscenze dirette, ci metti molto più tempo a imparare l’olandese”.

I rifugiati hanno un fondo di 10.000 euro per pagarsi il programma di integrazione. Non devono rimborsare il finanziamento se superano gli esami nel tempo stabilito.

L’organizzazione per rifugiati Vluchtelingenwerk, che ha commissionato la relazione, chiede che il Ministro degli Affari Sociali Wouter Koolmees cambi il sistema.

“Tenendo conto delle circostanze personali, avendo un approccio flessibile al calendario e dimostrando motivazione piuttosto che diffidenza, i risultati miglioreranno immediatamente”, dice la direttrice del Vluchtelingenwerk Dorine Manson.

Koolmees si è già detto intenzionato a rinnovare il sistema d’integrazione e che i parlamentari lo starebbero seguendo nel cambiamento.

Lavoro

Nel frattempo, l’ufficio statistico nazionale CBS riporta che solo l’11% dei 20.000 richiedenti asilo a cui è stato dato lo status nel 2014, ha trovato lavoro entro la metà del 2016. Del gruppo di siriani, uno dei più grandi arrivati, solo il 10% ha trovato un impiego, così come solo il 6% dei provenienti dall’Eritrea. Invece tra gli afghani, seppure non fossero un gruppo numeroso, il 30% ha trovato lavoro, dice il CBS.

Di questi che lavorano, il 36% hanno trovato occupazione nel settore alberghiero e il 24% ha lavorato temporaneamente per agenzie con contratti part-time o a breve permanenza, riporta il CBS.

Manson di Vluchtelingenwerk dice che i dati non sorprendono. “Considerando tutti gli ostacoli che i rifugiati devono superare, è ovvio che solo in pochi riescano a trovare lavoro dopo un periodo così breve” afferma. “Soprattutto nei primi due anni e mezzo il tempo viene occupato aspettando la propria sorte nei centri per rifugiati, risolvendo questioni pratiche e frequentando gli obbligatori corsi di lingua”.