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Studio belga: senzatetto hanno tre volte più probabilità di contrarre il covid



Secondo uno studio condotto dall’ospedale Saint-Pierre di Bruxelles i senzatetto hanno una probabilità tra volte maggior di contrarre il Covid-19 rispetto alla popolazione in generale.

Tuttavia, una volta infettati, i senzatetto non sembra stiano peggio – e anzi in alcuni casi stanno anche meglio – della popolazione generale, quando si tratta di ricovero in terapia intensiva (ICU), necessità di ventilazione e dialisi, durata della permanenza in ICU e in ospedale, e persino mortalità.

L’ospedale St-Pierre, oltre ad essere l’ospedale di riferimento all’inizio della pandemia per i contagiati che rientrano in Belgio dalla Cina prima, e poi dall’Italia, è anche il centro di riferimento per i servizi sociali che lavorano con tutte le persone vulnerabili, tra cui i senzatetto.

Secondo gli ultimi dati (2018), ci sono 2151 senzatetto a Bruxelles e la maggior parte di loro dorme in rifugi per senzatetto situati vicino all’ospedale.

Nella primissima fase della pandemia, tra il 3 e il 29 marzo, 238 pazienti sono stati ricoverati con Covid-19, 14 dei quali senzatetto – una prevalenza del 5,88%.

Le condizioni in cui vivono le persone senza dimora rendono difficile, se non impossibile, l’igiene e l’allontanamento sociale. Questi ultimi sono i due fattori principali che aggravano la loro possibilità di contrarre il coronavirus.

Le persone contagiate e ospedalizzate sono 122.808, il che significa che i senzatetto hanno un’incidenza (per casi su 100.000 persone) di 650, mentre la popolazione generale ha un un’incidenza di 194, più di tre volte inferiore.

Risultati contrastanti

Tuttavia, ciò che viene dopo il contagio è in qualche modo non così intuitivo. Lo studio infatti ammette che il suo campione è piuttosto ristretto (14 senzatetto e 42 non senzatetto), e i risultati sembrano confondere le aspettative.

Rispetto ai pazienti non senzatetto, i senzatetto avevano quattro volte più probabilità di fumare. Quasi 10 volte più probabilità di soffrire di alcolismo, 37 volte in più di essere trattati con metadone per oppioidi e sei volte in più di avere malattie neurologiche.

Allo stesso tempo, entrambi i gruppi presentavano livelli simili sui fattori a rischio per le complicanze del Covid-19: malattie cardiache, diabete e ipertensione.

Ciononostante, quando si trattava dei risultati per i pazienti, i senzatetto ne uscivano costantemente meglio degli altri.

Entrambi registrano più o meno lo stesso periodo di tempo tra la comparsa dei sintomi e il ricovero. Però i senzatetto hanno metà delle probabilità di essere ammessi in terapia intensiva, 2,7 volte meno possibilità di dover usare un ventilatore polmonare; trascorrono 10 giorni in terapia intensiva rispetto ai 15 dei non senzatetto; una media di 6 giorni in ospedale rispetto a 11 e una mortalità del 14,3% per i senzatetto rispetto al 19,5% del gruppo di controllo.

“I nostri risultati mostrano quando sia urgente attuare delle strategie per fermare la diffusione del Covid-19 tra i senzatetto”, conclude lo studio.

“Le strategie basate sulla prevenzione, lo screening e la gestione dei contagi da Covid-19 su vasta scala hanno dimostrato efficienza nel ridurre la trasmissione di SARS-CoV-2 tra le persone senza dimora”.






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