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INCHIESTA

Studenti internazionali senzatetto: viaggio nella giungla abitativa olandese

Scarsa offerta travolta dalla domanda, truffe, mesi di ostelli e "divani di amici". Questo il calvario per gli studenti internazionali nei Paesi Bassi

di Caterina Cerio

 

“Looking for a room or a miracle” (In cerca di una camera o di un miracolo?): è questo uno tra i tanti commenti esasperati che affollano le bacheche dei gruppi Facebook riservati a chi cerca casa ad Amsterdam. La scarsa offerta viene travolta quotidianamente dal fiume in piena della domanda e ciò a cui si assiste sui social è una vere e propria battaglia silenziosa all’ultimo sangue per aggiudicarsi pochi metri quadrati di spazio dove vivere.

E se la carenza cronica è democratica, e colpisce in egual misura tanto gli olandesi quanto gli stranieri sono in realtà questi ultimi a subirne di più le conseguenze: lontani da casa, spesso per un breve periodo, agli internationals non resta che affidarsi alla fede (o alla sorte).

Il self-marketing è ormai un elemento costante nella ricerca di casa

La situazione è drammatica a tal punto da aver attirato l’attenzione del quotidiano Volkskrant e di Folia, il periodico dell’UvA che ad ottobre raccontavano storie dell’orrore di matricole costrette a vivere in campeggi o automobili nella speranza di diventare la o il “perfect flatmate”. Già perchè nella giungla abitativa olandese sperare non basta più: come per la ricerca di un impiego è fondamentale “vendersi” anche per aumentare le chance di trovare il tanto sospirato tetto è diventato necessario puntare sul self-marketing.

 

Attivarsi prima non basta

Basta muoversi in tempo, dicono alcuni ma Ana, studentessa portoghese di 24 anni, a novembre non aveva ancora un alloggio.

Ogni annuncio puo’ ricevere anche centinaia di richieste

Dopo 8 mesi di caccia infruttuosa, all’inizio dell’anno accademico si è concretizzato il timore di dover affrontare impegni quotidiani vivendo nella camerata di un ostello o sul divano di qualche amico più fortunato: «Da mesi contatto proprietari di case su Facebook e siti a pagamento, ma è tutto inutile», racconta Ana a 31mag. «Sto già lavorando come tirocinante presso Heineken Experience, e per fortuna una collega mi sta gentilmente ospitando, ma ciò potrà durare ancora per poco. Cerco di essere positiva, ma la situazione è davvero difficile».

Gli appartamenti senza registrazione sono illegali

Anche Sara, spagnola, aveva iniziato con largo anticipo la ricerca di un alloggio «Quando ero ancora a Tarragona avevo intuito che la situazione sarebbe stata complessa. Ho prenotato un ostello per una settimana nel centro di Amsterdam, ma quando sono arrivata la situazione era peggiore di quanto credessi», ci dice la ragazza, 21 anni, tirocinante in una scuola primaria della città.

«Dopo l’ennesima notte in ostello e l’ennesima risposta negativa alle mie e-mail e ai messaggi inviati ai proprietari di casa, mi sono detta: se tra qualche giorno la situazione persiste identica tornerò a casa e annullerò il mio tirocinio». Poco prima di gettare la spugna, Sara ha finalmente trovato una sistemazione. Ma vive a casa con una famiglia olandese dove, dice, paga molto ed è costretta a percorrere un’ora in sella alla bici fino alla scuola dove lavora.

 

E chi ha fatto di questa drammatica situazione un business

Questa situazione cronica ha finito per alimentare un odioso mercato nero che lucra alle spalle di tirocinanti, lavoratori e studenti alla ricerca di un alloggio in Olanda, in particolare ad Amsterdam.

Clara e Beatrice, rispettivamente spagnola e italiana, studentesse Erasmus presso l’Università di Amsterdam UVA, sono state vittime della stessa “scammer”, una truffatrice, che ha estorto a Clara  400 euro e a Beatrice addirittura 900.

«A Barcellona, che è una meta molto ambita, le camere in appartamento condiviso costano dai 300 ai 400 euro, qui i prezzi sono folli. Come se non bastasse mi sono fidata di un contratto scritto a regola d’arte, sono stata truffata e derubata», dice Clara, «avrei voluto restare un anno intero, ma stando così le cose non mi sembra possibile».

«Abbiamo capito di essere state ingannate una settimana prima dell’inizio dei corsi universitari, perché la ragazza con cui avevamo firmato il contratto era nella lista degli scammers di Amsterdam, lo siamo venute a sapere casualmente da un ragazzo che ci ha avvisato sui social. Eravamo allibite», racconta Beatrice.

Secondo il contratto di affitto, le due studentesse sarebbero locatarie di un monumento nazionale.

 

Il problema è circoscritto ad Amsterdam e riguarda solo gli stranieri?

Giungla e truffe sono limitate ad Amsterdam e riguardano solo gli stranieri? Secono Mitch, olandese, studente di Business ad Utrecht «Ad Amsterdam è facile solo per gli studenti residenti trovare una casa, è complicato per tutti gli altri olandesi non residenti, ma è anche vero che noi possiamo contare su familiari, conoscenze o amicizie che ci consentono di tamponare l’emergenza in attesa di trovare una sistemazione stabile», dice a 31mag. E ammette: «se per noi olandesi è difficile, per gli stranieri è un’impresa ed il problema per loro non è solo la capitale, ma anche le altre città universitarie».

Anche a Leiden infatti, racconta Francesca, studentessa presso la Leiden Law School, trovare una stanza libera è stato complicato. «Adesso che ho iniziato l’università ho capito che gli olandesi possono giovare di una rete di conoscenze o delle confraternite di cui fanno parte e spesso non si rendono conto di quanto sia difficile per noi stranieri vivere qui».

Francesca prima di trovare una sistemazione ha atteso e cercato casa restando settimane in ostello, nonostante Leiden sia molto più piccola di Amsterdam. «Gran parte dei proprietari di casa», aggiunge, «affitta le stanze non arredate, perciò lo studente deve farsi carico anche della spesa dei mobili».

L’università resta a guardare?

Abbiamo contattato diverse volte l’UvA, l’Università di Amsterdam, quella di Utrecht e quella di Leiden ma in tutti e tre i casi -nonostante ripetuti solleciti- gli uffici internazionali hanno preferito non commentare la vicenda.

Se da un lato gli atenei non possono essere ritenuti direttamente responsabili per la carenza di alloggi nei Paesi Bassi è pur vero che le università olandesi investono molto su studenti e ricercatori stranieri, attirati con le promesse di un’istruzione di ottimo livello a prezzi accessibili. Ma senza essere messi in guardia dal rischio di finire a vivere senza un tetto sulla testa.


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