di Martina V.

 

Straatintimidatie è una di quelle parole olandesi così dense di significato da risultare quasi intraducibile. È molestia ma anche intimidazione, spesso di natura sessuale, perpetrata per strada, ai danni perlopiù di donne, e che si presenta sotto forma di fischi, volgarità urlate o sussurrate, pedinamenti.

La terminologia è ben diversa da quella che viene utilizzata in italiano, dove gesta di questo genere vengono ancora definite ammiccamenti, approcci, apprezzamenti e financo complimenti. Molestie? Non sia mai, una donna dovrebbe quasi sentirsi lusingata delle attenzioni (non gradite).

A giugno di quest’anno Joost Eerdmans, consigliere alla sicurezza di Rotterdam, aveva presentato un piano di “lotta alla straatintimidatie” in cui proponeva multe fino a 4100 euro e pene detentive fino a 3 mesi  oltre ad una serie di misure difensive come un braccialetto che spruzzava un liquido maleodorante contro il molestatore. Il piano includeva lo stanziamento di 250.000 euro da spendere entro la fine del 2017 per una campagna di sensibilizzazione sul problema.

Lo stesso Eerder ha annunciato ilm7 Novembre che da gennaio 2018 sarà disponibile per tutti i cittadini e i visitatori di Rotterdam una app per denunciare la straatintimidatie, i cui dati verranno condivisi sui social per allertare su quartieri e situazioni pericolose. Un’iniziativa simile è stata adottata dal comune di Amsterdam nell’autunno del 2016 ma il progetto è ancora in fase pilota e i risultati non sono noti.

In entrambi i casi è stato sollevato il problema, non solo legislativo, se un tale divieto violi la vrijheid van meningsuiting, la libertà di esprimere la propria opinione o i propri sentimenti, tanto cara agli abitanti del regno. Non è nemmeno così chiaro se ci siano forze dell’ordine non solo in numero sufficiente, ma anche sufficientemente addestrate all’applicazione di un tale regolamento.

Non è tutto. Comportamenti di questo genere sono considerati da molti patrimonio culturale degli allochtonen, degli stranieri di origine non occidentale. È convinzione diffusa che nessun autoctono si comporterebbe così (almeno da sobrio) e i fischi dei muratori locali sono guardati con più benevolenza dei lekker kontje urlati dai ragazzoti turchi o marocchini dei probleemwijken come Kanaleneilnd a Utrecht o Schilderwijk a Den Haag.

Ma la realtà oltre gli stereotipi è che la maggioranza delle violenze e delle molestie più gravi non è compiuta in strada, ma all’interno degli ambienti familiari o nei luoghi di lavoro, ed è più facile denunciare una volgarità urlata da uno sconosciuto che il ricatto sessuale del capufficio. I provvedimenti contro la straatintimidatie, per quanto legittimi e probabilmente utili, suonano come un’autoassoluzione della classe autoctona (molestie e ricatti sessuali nel mondo del lavoro e in quello accademico sono all’ordine del giorno anche nei Paesi Bassi) mentre si sposta tutta l’attenzione sugli episodi più chiassosi e facilmente denunciabili, le molestie di strada.

Forse non è nemmeno un caso che i provvedimenti ad Amsterdam siano stati presentate in periodo pre-elettorale e che le elezioni comunali a Rotterdam siano previste per Marzo 2018, giusto un paio di mesi dell’entrata in vigore del piano contro la straatintimidatie.