The Netherlands, an outsider's view.

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STORIE Professione Busker. Eduard : “Si può vivere facendo l’artista di strada”

Eduard Marcet viene da Barcellona. Lì ha studiato al conservatorio e terminato gli studi ad Utrecht. Dopo essersi trasferito ad Amsterdam ha iniziato a suonare per le strade dei Paesi Bassi. “Non era la mia prima volta” dice Eduard “avevo 14 anni, credo, quando ho iniziato a suonare per strada in Spagna”

La musica di strada, anche se spesso trascurata, racconta molto della storia della città: è la sua vera colonna sonora. Passeggiando tra le strade della capitale, potrete incontrare un’umanità davvero variegata: dall’uomo anziano che con un flauto da pochi euro continua a suonare sotto la pioggia alla struggente performance di Hallelujah che riempie di solennità piazza Dam.

L’arte di strada viene da molto lontano e da ogni parte del mondo, ma sembra che ad Amsterdam, i musicisti abbiano incontrato un paradiso felice; dai maghi, ai clown, agli street-dancers, fino ai musicisti, in ogni angolo della città uno spettacolo fa della strada un museo a cielo aperto.

Gli artisti, si alternano sul palco, dal cuore culturale di Leidseplein alla turisticissima piazza Dam, con una schedule organizzatissima che scandisce i ritmi di ogni giorno lavorativo.

Nessun perditempo, qua si tratta di guadagnarsi il pane. La questione è dare alle persone quello che vogliono sentire. Nelle giornate di pioggia, i ritmi lenti e malinconici arrivano dritti al cuore della gente, quando il sole poi spunta fuori, c’è bisogno di qualche “positive vibes” che riscaldi l’atmosfera.

Non fatevi troppo ingannare dai vestiti malconci ed un po’ eccentrici, o dai pochi centesimi che riempiono a malapena i cappelli rovesciati: con giusti accorgimenti, fare “busking” ad Amsterdam può diventare un vero e proprio lavoro. “Guadagnavo sicuramente più di quanto venga mediamente pagato un classico “student job”. E in più senza la pressione di dover suonare per il pubblico di un’orchestra, senza lo stress della performance, per intenderci”

Certo, niente regolarità di stipendio a fine mese; quanto si guadagna dipende molto dal tempo, dall’umore delle persone e dalla posizione, ma lo “street-perfomer” non è soltanto un lavoro a quanto pare. Ci sono musicisti che da 20 anni ormai, si alternano tra il ponte di Vondel Park, dove una splendida acustica riempie l’ambiente senza bisogno di amplificatori, e Waterlooplein.

Ogni giorno, iniziano con una sostanziosa colazione per affrontare la lunga giornata e  strumento in spalla, cercano di incontrare i gusti e le necessità delle persone. In questo modo, suonare per strada, diventa una vera e propria scelta di vita: quella di fermare le frenetiche corse, o allietare le interminabili attese dei passanti, senza però avere la sicurezza di ricevere qualcosa in cambio.

Per fortuna, la strada è piena di opportunità: non sai mai chi ti sta ascoltando. Com’è successo una volta ad Eduard: “ho preso la mancia da un pianista famoso che sedeva in un caffè, ma solo il giorno dopo, ho capito chi fosse “.

Chiara Gallo