The Netherlands, an outsider's view.

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SREBRENICA

La vicenda di Thom Karremans, il generale olandese che assistette inerme al massacro di Srebrenica

di Martina V.

 

Il Tenente Colonnello Thom Karremans, comandante del Dutchbatt III, il battaglione olandese in forza all’ONU lasciato a sorvegliare l’enclave musulmana di Srebrenica, tratta la resa alle truppe serbo-bosniace comandate da Ratko Mladic. Appare impaurito, quasi annichilito contro il muro, e quando Mladic lo accusa di aver richiesto i bombardamenti aerei alla NATO, lo sventurato risponde “Io sono solo il pianista. Non sparate al pianista”La scena, ripresa dai serbi, è disponile anche online.

Karremans e il Dutchbatt lasciarono Srebrenica l’11 luglio 1995, esattamente vent’anni fa, dopo aver assistito alla separazione, per mano serba, di donne e bambini dagli uomini maggiori di 16 anni. Le donne e i bambini furono evacuati, gli uomini invece uccisi (più di 8000 vittime) e solo in pochissimi riuscirono a sopravvivere.

Sempre i video ritraggono Karremans mentre lascia la base ONU di Potocari e riceve dalle mani di Mladic una lampada da tavolo come regalo per la moglie. Il ritorno in patria di Karremans e del Dutchbatt non fu facile. Il diretto superiore, generale Hans Couzy, dichiarò di aver avuto dei dubbi sull’idoneità di Karremans: un uomo forse inadatto a sorvegliare una zona così e che stava attraversando una grossa crisi coniugale.

Nel 1998 Karremans pubblicò tuttavia la sua versione dei fatti nel libro “Srebrenica, who cares?”, negando ogni responsabilità sua e del proprio battaglione in quello che è passato alla storia come il massacro di Srebrenica.

In tutti i processi nei quali è stato chiamato in causa, prima come testimone (Tribunale per i Crimini dell Ex-Jugoslavia a Den Haag) e poi come imputato, Karremans ha sempre negato di aver saputo che i mussulmani abbandonati a Srebrenica erano destinati al massacro.

Nel 2010 Hasan Nuhanovic, l’interprete che assistette Karremans e Mladic nelle trattative, e i familiari dell’elettricista Rizo Mustafić, in forza al Dutchbat, denunciarono Karremans e due dei suoi collaboratori per genocidio e crimini di guerra, accusandoli di aver consegnato i loro familiari ai Serbi.

Dopo tre anni di indagini, il Pubblico Ministero dichiarò i tre militari non perseguibili.

Sfruttando un cavillo legale, tuttavia, Nuhanovic e gli eredi Mustafić ricorsero al tribunale civile di Arnhem, che il 29 aprile di quest’anno ha nuovamente dichiarato il non luogo a procedere. Il caso, arrivato ai limiti della giurisprudenza nazionale, è ora al vaglio della Corte Europea per i Diritti Umani.

Nel frattempo Karremans dopo aver ricevuto nel 2006, insieme a tutti gli uomini del Dutchbatt, una medaglia a riconoscimento delle avversità affrontate, ha deciso di emigrare nel sud della Spagna a seguito di minacce e intimidazioni ricevute in patria.

La passività del generale olandese è divenuta idiomatica, tanto che un giornalista connazionale ha coniato l’espressione “Karremans-gevoel” per definire un atteggiamento simile a quello che lo stesso tenne di fronte a uno dei massacri più gravi del secondo dopoguerra.


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