di Martina V.

Edit articolo: luglio 2021

Il Tenente Colonnello Thom Karremans, comandante del Dutchbatt III, il battaglione olandese in forza all’ONU lasciato a sorvegliare l’enclave musulmana di Srebrenica, tratta la resa alle truppe serbo-bosniace comandate da Ratko Mladic. Appare impaurito, quasi annichilito contro il muro, e quando Mladic lo accusa di aver richiesto i bombardamenti aerei alla NATO, lo sventurato risponde “Io sono solo il pianista. Non sparate al pianista”La scena, ripresa dai serbi, è disponile anche online.

Karremans e il Dutchbatt lasciarono Srebrenica l’11 luglio 1995, esattamente 26 anni fa, dopo aver assistito alla separazione, per mano serba, di donne e bambini dagli uomini maggiori di 16 anni. Le donne e i bambini furono evacuati, gli uomini invece uccisi (più di 8000 vittime) e solo in pochissimi riuscirono a sopravvivere.

Sempre i video ritraggono Karremans mentre lascia la base ONU di Potocari e riceve dalle mani di Mladic una lampada da tavolo come regalo per la moglie. Il ritorno in patria di Karremans e del Dutchbatt non fu facile. Il diretto superiore, generale Hans Couzy, dichiarò di aver avuto dei dubbi sull’idoneità di Karremans: un uomo forse inadatto a sorvegliare una zona così e che stava attraversando una grossa crisi coniugale.

Nel 1998 Karremans pubblicò tuttavia la sua versione dei fatti nel libro “Srebrenica, who cares?”, negando ogni responsabilità sua e del proprio battaglione in quello che è passato alla storia come il massacro di Srebrenica.

In tutti i processi nei quali è stato chiamato in causa, prima come testimone (Tribunale per i Crimini dell’Ex-Jugoslavia a Den Haag) e poi come imputato, Karremans ha sempre negato di aver saputo che i mussulmani abbandonati a Srebrenica erano destinati al massacro.

Nel 2010 Hasan Nuhanovic, l’interprete che assistette Karremans e Mladic nelle trattative, e i familiari dell’elettricista Rizo Mustafić, in forza al Dutchbat, denunciarono Karremans e due dei suoi collaboratori per genocidio e crimini di guerra, accusandoli di aver consegnato i loro familiari ai Serbi.

Dopo tre anni di indagini, il Pubblico Ministero dichiarò i tre militari non perseguibili.

Sfruttando un cavillo legale, tuttavia, Nuhanovic e gli eredi Mustafić ricorsero al tribunale civile di Arnhem, che dichiarò il non luogo a procedere. Il caso, arrivato ai limiti della giurisprudenza nazionale, è ora al vaglio della Corte Europea per i Diritti Umani.

Nel frattempo Karremans dopo aver ricevuto nel 2006, insieme a tutti gli uomini del Dutchbatt, una medaglia a riconoscimento delle avversità affrontate, ha deciso di emigrare nel sud della Spagna a seguito di minacce e intimidazioni ricevute in patria.

La passività del generale olandese è divenuta idiomatica, tanto che un giornalista connazionale ha coniato l’espressione “Karremans-gevoel” per definire un atteggiamento simile a quello che lo stesso tenne di fronte a uno dei massacri più gravi del secondo dopoguerra.