The Netherlands, an outsider's view.

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STORIE La battaglia di Spui. Tra arrestati anche Peter Klashorst, l’artista olandese che ama squat e trasgressione

 Tra i venti arrestati lo scorso Mercoledì a Spuistraat figurava anche l’artista Peter Klashorst, che da circa trent’anni viveva ed esponeva all’interno degli edifici.

Fin da giovane gli squats sono stati uno dei luoghi privilegiati per le sue esibizioni; figura chiave del “Nieuwe Wilden”, il movimento artistico neo-espressionista che negli anni ’80 rivendicava la restituzione dell’arte alla società. Noti per le loro performances nelle strade e nei nightclubs, in questo decennio “punk”, gli artisti cercavano nuovi spazi creativi per esporre la loro arte rivoluzionaria. L’occupazione abusiva era un fenomeno culturale, prima ancora che sociale. Lo Slangenpand, era un santuario dell’arte a cielo aperto: luogo d’incontro per artisti e street writers da tutto il mondo. Un’istallazione in continua trasformazione. Si chiude con il suo sgombero un capitolo storico di Amsterdam, di cui Peter Klashorst è stato per anni protagonista. 

Nonostante infatti abbia trascorso gran parte della sua vita in Asia e Africa, l’artista ha sempre mantenuto un forte legame con la sua città d’origine. A Spuistraat aveva un “mad studio” , una grande collezione di opere artistiche. Negli scorsi mesi aveva contribuito alle trattative legali  per evitare lo sfratto. Senza successo, dal momento che la Corte Suprema ha infine decretato l’inesorabile evacuazione degli edifici per tutti gli occupanti, lui compreso.

Da sempre un outsider, “enfant terrible” noto per i suoi controversi problemi con alcool, droga, prostitute e spese folli. Ha atelier ovunque nel mondo: Africa, Thailandia, Olanda e Cambogia, dove vive da più di un anno. Le sue opere, non importa dove, sono la sua casa. “Dormo e vivo in mezzo alle mie opere. Sono un tutt’uno con la mia arte”, ha dichiarato a De Aziatische Tijger

Peter Klashorst - The Lost Studio in Amsterdam.

Peter Klashorst – The Lost Studio in Amsterdam

Eclettico e stravagante, sperimenta stili e temi differenti. Serigrafie, cartoon, vittime dei Khmer rossi, Winnie the Poo, statue di Cristo, street life e soprattutto quello per cui è nota ( nel bene o nel male) la sua arte: nudi di giovani, bellissime, donne africane e asiatiche. Una sorta di Gauguin contemporaneo. Questa sua libertà d’espressione gli è però costata cara: quello di Spuistraat non è infatti il primo arresto per l’artista libertino. Nel 2000 è stato accusato in Senegal e Gambia di prostituzione e di aver ritratto, in un paese a prevalenza musulmana, donne nude in pose provocatorie.

Vende ogni giorno le sue opere sui social, dove conta più di un milione di followers,  con i quali condivide quotidianamente la sua arte e la sua vita. Dopo la foto dell’arresto, pochi giorni fa, ha infatti postato uno scatto da Phnom Phen, rigorosamente circondato da giovani e seducenti ragazze, che recita: “Home Again!”.

Lo Slangenpand non esiste più e con esso il suo ultimo legame con l’Olanda. Prima dello sgombero aveva infatti dichiarato “Se sarò costretto ad andarmene, non avrò più niente a che fare con i Paesi Bassi”.

Sofia Raisaro