The Netherlands, an outsider's view.

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STORIE Jean Desmet, l’imprenditore di sogni



di Martina Bertola

 

Cinema muto. Attori che si destreggiano in pantomime, e cartelli per seguire i dialoghi. Quale emozione era per uno spettatore dei primi del novecento sedersi nella sala cinematografica?

Forse noi non lo sapremo mai, ma alla mostra di Jean Desmets Droomfabriek all’EYE se ne può avere un assaggio.

La cosa interessante di questa mostra e è che Jean Desmet non era un vero e proprio cineasta. Pur avendo alle spalle una carriera da operatore, ciò che viene celebrato nell’esposizione è in realtà l’imprenditore. Perché il cinema è si una forma d’arte, ma anche un’industria.

Jean Desmet, nato in Belgio da madre olandese e padre belga, si trasferisce in Olanda e fa dello spirito imprenditoriale dei Paesi Bassi, il suo stile di vita. Questo lo porterà a fondare un vero e proprio impero della distribuzione di pellicole. Tra il 1907 e il 1916 acquisterà un gran numero di film e li distribuirà in un paese che sta iniziando a scoprire il cinema. Desmet, partendo da un semplice tendone da fiera, arrivò a costruire sale cinematografiche, capendo per primo in Olanda, quanto quel commercio fosse proficuo.

Nella mostra sono proiettate le diverse pellicole provenienti dall’incredibile collezione di Desmet, e scopriamo con stupore che sono colorate. Attenzione, non a colori, ma l’intera sfumatura della pellicola è verde o rosa o gialla. Si rimane sbalorditi davanti a film d’animazione che mescolano cartoni animati e personaggi in carne e ossa, già ben prima di Chi ha incastrato Roger Rabbit. La sorpresa cresce nello scoprire pellicole dal titolo I topolini riconoscenti e Concorso di bellezza di chiare origini italiane.

Desmet nella sua carriera fu in grado di acquistare e tradurre film provenienti da diverse parti d’Europa, storie di tutti i generi o anche film da Grand Tour, che raccontano il paesaggio di terre lontane, dall’Italia, all’Africa, alla Francia, consentendo agli spettatori di viaggiare senza abbandonare le proprie sedie.

La sua vera capacità fu quella di capire che il cinema poteva essere un affare molto redditizio. Ad Amsterdam, ma anche a Rotterdam, Eindhoven e Bussum, costruì sale cinematografiche, all’interno delle quali curava attentamente la programmazione, cercando di venire incontro ai gusti del pubblico. Più avanti capì che ancora più proficuo era affittare parte della propria collezione ad altri distributori, mettendo in moto un commercio fino ad allora sconosciuto.

La prima guerra mondiale segnò una battuta d’arresto per le produzioni, e quindi distribuzioni, cinematografiche. Dopodiché il problema furono gli americani che, sempre più forti sul mercato, cambiarono le regole dando alle nuove generazioni di distributori (tra cui Abraham Tuschinski) delle esclusive. A questo l’impero Desmet non resse e cadde, ovviamente sempre nel segno dei buoni affari, rivendendo le sale cinematografiche e spostando i propri interessi sul mercato immobiliare.

Quello che resta di questa avventura imprenditoriale è una ricca collezione di film, più di un centinaio, che grazie all’EYE sarà riproposta fino al 12 aprile.






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