di Monica De Astis

 

Milioni e milioni di mine antiuomo sparse per il pianeta. Quasi 70 i paesi ancora colpiti dal problema, stando ai dati delle Nazioni Unite. Proprio per la loro curiosità e spesso mancanza di  consapevolezza, molti bambini perdono la vita o subiscono gravi ferite a causa delle mine. 

E’ questo il motivo che ha spinto Lala Mustafazadeh (31, Azerbaijan) e Nils Hegel (32, Germania) – esperti in crisis management, studi sulla sicurezza e nell’ambito militare – a creare Mine Mark. Si tratta di un progetto educativo, lanciato nel 2018: l’obiettivo è sensibilizzare bambini e adolescenti sui rischi legati alle mine, nei paesi interessati dal problema. Come sottolineato da Nils, più volte dispiegato in Afghanistan dalle forze militari tedesche – la sensibilizzazione è un fattore chiave. 

 

Qual è il motivo che vi ha spinto ad occuparvi di sensibilizzazione sulle mine antiuomo?

Stavamo cercando delle realtà di volontariato a L’Aia, nell’ambito umanitario. Siamo entrati in contatto col Voluntary Network e abbiamo partecipato a un progetto di ricerca sull’Iraq. Da lì abbiamo capito che c’era un gap in progetti di sensibilizzazione sulle mine, soprattutto per quanto riguarda i minori. E quindi abbiamo deciso di occuparcene noi.  

La domanda che ci siamo posti è: noi, con il nostro background, possiamo fare qualcosa per aiutare i bambini colpiti dal problema? E che cosa?

E cosa avete deciso di fare nella pratica per fare sensibilizzazione? 

Stiamo facendo cose concrete. Prima di tutto i nostri prodotti per bambini: cartoni animati, video, giochi e brochure per spiegare ai bambini cosa sono le mine e cosa fare per proteggersi. Alcuni giorni fa abbiamo lanciato la nostra campagna di crowdfunding, per poter investire sui nostri progetti – con 10 euro, noi possiamo educare e proteggere un bambino in Azerbaijan, che rischia di entrare a contatto con le mine nell’area del conflitto Nagorno-Karabakh. E ad Aprile andremo sul posto, per cominciare il nostro programma educativo in alcune scuole azere. 

Come avete selezionato i paesi per la vostra attività sul campo?

Il nostro primo studio riguardava l’Iraq. Però grazie al nostro legame con l’Azerbaijan, abbiamo deciso di concentrarci su quel paese, dove ci sono comunque molte mine. Ma vogliamo ribadire che le mine non sono solo presenti in paesi lontani da L’Aia – come l’Afghanistan, l’Iraq, l’Iran. Ce ne sono ancora molte nei Balcani, in Ucraina, nel mare tra Germania e Finlandia, giusto per citare alcuni esempi. 

E qui in Olanda? Come convincerete le persone a sostenervi?

Abbiamo ricevuto supporto dalla Venture Academy dell’Università di Leiden, dal comune di Den Haag, dalla Scuola Americana a da Volunteer The Hague. Stiamo anche lavorando a un progetto con la Scuola Americana, per coinvolgere bambini e adolescenti. In pratica, alunni tra i 3 e  i 18 anni ci aiuteranno a sviluppare i contenuti per un gioco di sensibilizzazione che faremo fare agli alunni delle scuole in Azerbaijan. E ovviamente, il nostro sito e la presenza in città ci aiuteranno a diffondere il nostro messaggio, e a motivare le persone a donare. 

Cosa avete raggiunto finora, come gruppo? E quali sono i prossimi passi di Mine Mark? 

Stiamo imparando applicandoci. Dopo tre mesi di lezioni e confronto con un advisor dell’Università di Leiden siamo riusciti ad arrivare secondi alla Venture Academy 2018, un programma che aiuta gli studenti a sviluppare le loro start-up.  Iniziamo con l’Azerbaijan, ma il sogno è di educare i bambini nei 25 paesi più colpiti dal problema delle mine antiuomo. 

Mine Mark ha di recente cominciato la sua campagna di crowdfunding, a cui si può contribuire fino al 10 Marzo.