di Maurizia Mezza

 

Il 7 maggio circa 300 persone si sono ritrovate davanti all’ambasciata Colombiana all’Aia, per protestare contro l’escalation di violenza del governo di Bogotà. Un minuto di silenzio è stato dedicato alle vittime che hanno perso la vita durante le proteste represse nel sangue anche a piazza Dam, ad Amsterdam. I cartelloni strillano il dolore per i morti, gli scomparsi ed i feriti. Su uno di questi si legge, “ci hanno levato così tanto, che ci hanno levato anche la paura”.

(la manifestazione a Den Haag)

Ma cosa è successo in Colombia? Il 28 aprile era stato indetto uno sciopero nazionale contro la riforma fiscale proposta dal governo del presidente in carica Ivan Duque, un progetto  che assegnava consistenti finanziamenti ai grandi imprenditori mentre proponeva di bloccare i salari dei dipendenti pubblici per cinque anni; imponeva l’Iva al 19% su beni e servizi (compresi prodotti alimentari di prima necessità), introducendo addirittura una tassa sulle sepolture.

Al malcontento il governo ha risposto con la violenza e il bilancio è stato pesantissimo: il 2 maggio, dopo cinque giorni di proteste e 21 morti e 208 feriti, il presidente ha fatto marcia indietro, bloccando la riforma. Tuttavia la catastrofe umanitaria, in un paese in cui il 42, 7% della popolazione, 21 milioni di persone, vive sotto la soglia di povertà, è stato un detonatore per un’ulteriore escalation.

(la manifestazione ad Amsterdam, video Chiara Canale)

Dal 2016 ad oggi, in Colombia sono stati uccisi 900 dissidenti, i media nazionali censurano le manifestazioni e il governo è arrivato, di recente, a bloccare internet a Cali, centro nevralgico dello sciopero, come confermato da NetBlocks (collettivo inglese che lavora all’intersezione tra diritti digitali, sicurezza informatica e internet governance). In questo conflitto senza esclusione di colpi è sceso in campo anche il collettivo Anonymus, che ha hackerato le piattaforme dell’esercito e del governo rendendo pubblici i contatti di senatori e generali, nonchè le coordinate delle loro carte di credito.

MediosLibresCali

Oltre a Jaison García, di appena 13 anni, altre 37 sono le vittime di questi giorni secondo la ONG Temblores. Tra Cali, Bogotà, Medellin, Ibaguè e Pereira oltre 329 manifestanti sono scomparsi, 110 sono stati feriti con armi da fuoco, e 1.708 sono le denunce di brutalità della polizia, di cui 10 denunce di violenze sessuali perpetrate dalla polizia contro le manifestanti arrestate.

Source: MediosLibresCali

Mentre i maggiori media e organizzazioni internazionali hanno condannato la militarizzazione delle proteste e gli abusi, il presidente Duque ha appena attivato una linea telefonica per raccogliere informazioni sui manifestanti, offrendo 10 milioni di pesos (2 mila euro circa) di ricompensa a chiunque aiuti le indagini su quelli che chiama vandali.