Cibo e Social Network. Un binomio che può portare ad effetti collaterali ossessivo-compulsivi, come nel caso della bulimia fotografica che sta impazzando su Instagram; ma che può anche promuovere concrete e costruttive pratiche sociali di food sharing e social eating. C’è chi infatti, il cibo, lo fotografa e lo posta, ma per una buona causa. 

Stiamo parlando di Shareyourmeal, il takeaway di piatti pronti cucinati da cuochi amatoriali. Ovvero, non hai voglia di cucinare? Guarda cosa hanno preparato per i te i tuoi vicini. Jan Thij Bakker, co-fondatore insieme alla moglie Marieke Harte, ci racconta per esempio di aver proprio ieri sera, potuto assaporare un piatto di sushi preparato secondo la tradizione dall’inquilino giapponese della porta accanto.  

Lanciato ad Amsterdam nel Marzo 2012, a tre anni di distanza il social conta più di 55,000 utenti nella sola Olanda, e più di 120,000 pasti condivisi. Di cosa si tratta? Un’apposita piattaforma web che facilita il match tra chi vuole mangiare e chi vuole cucinare. “E’ molto semplice” ci spiega uno dei co-fondatori Si tratta di postare la foto del piatto da te preparato e selezionare una data e un orario in cui i tuoi vicini possano venire ad acquistarlo, se interessati. Gli utenti iscritti ricevono un’email giornaliera con tutti i piatti del loro vicinato, potendo prenotare quello che più gli aggrada con un semplice click”. Una soluzione low cost (in media 4 euro a pasto) e a km 0, nel senso letterale del termine.

C’è chi poi, come Paolo, un utente iscritto di recente, si serve del social soprattutto per promuovere la tradizione e salvaguardare la biodiversità:Ho deciso di iscrivermi a Shareyourmeal perché adoro cucinare, ma con lentezza: studiando le ricette e la loro storia, scegliendo prodotti quanto più possibile locali e di qualità. Senza pressioni da ristorante/catena di montaggio – Per il momento ho condiviso piatti molto tradizionali: fegatini di pollo (con un ingrediente segreto, spifferatomi da uno svizzero invecchiato in Toscana), fagiolata e cavolo nero (con il cavolo nero dell’orto di mio padre) e una zuppa di zucca per i nostalgici dell’inverno. A breve compariranno sul menu diversi primi piatti di pasta (tra i quali, orecchiette ai broccoli che manco in Basilicata!), risotti come fossimo ai piedi degli Appennini, pane di spelta con farina macinata a pietra, biscotti di mandorle al miele di tiglio”.

Qual è la sfida di Shareyourmeal? “La nostra intenzione non è quella di massimizzare i profitti, quanto di trovare sistemi di finanziamento, come sottoscrizioni e modelli premium, così che i nostri utenti possano, in modo stabile e continuativo, usufruire dei vantaggi della condivisione, la filosofia alla base del nostro progetto”. 

La start-up olandese (il cui format è stato esportato in tutto il mondo) rappresenta infatti un esempio perfettamente riuscito di condivisione peer-to-peer e di micro-employment, ovvero la possibilità per chiunque di arrotondare, semplicemente condividendo la propria passione per la cucina.

 Author: Max Costa  Source: Wikimedia Commons License: Creative Commons 4.0