Il Belgio deve agire il prima possibile contro i “fasi stage”, la pratica in base alla quale i giovani forniscono manodopera gratuita mascherata da internship, dice Het Laatste Nieuws.

Lo European Youth Forum (YFG) ha avuto ragione davanti al Comitato europeo per i diritti sociali, un  organismo all’interno dell’Unione Europea che garantisce che gli Stati membri rispettino la Carta Sociale Europea, accogliendo le ragioni di un ricorso presentato nel 2017: il Belgio non rispetta i diritti dei giovani che si affacciano sul mercato del lavoro. Nonostante la posizione del Comitato non sia vincolante, gli Stati -di solito- accolgono il parere.

E non si parla di stage curriculari in Belgio o di altre esperienze da studenti non retribuite ma di tirocini informali che assumono delle forme di vero e proprio sfruttamento, dice l’indagine di YFG. Il problema, dicono, è che uno stage è fondamentale ma non tutti possono permettersi di “lavorare gratis” per mesi o anche oltre.

L’entità del problema non può essere quantificata, ruttavia, i giovani belgi ricevono un compenso finanziaria solo nel 18% dei tirocini, in percentuale, meno che in qualunque altro Stato membro dell’UE.

Il ministro federale del lavoro Pierre-Yves Dermagne (PS) promette di contrastare il fenomeno, anche con controlli mirati: chiederà inoltre ai sindacati e ai datori di lavoro di sensibilizzare i propri membri sulla questione. E all’interno del suo stesso governo indicherà la sentenza ai colleghi ministri. Sarà necessario, dice Het Laatste Nieuws, perché Affari Esteri, tra gli altri, chiama da anni tirocinanti non retribuiti.