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Squat, Amsterdam paradiso perduto (ma non troppo)

5 anni dopo l'introduzione del divieto, gli "squat" sembrano spariti. La scena si è davvero estinta?



di Paolo Rosi

Dai Provo a krakers

L’anniversario del Movimento Provo (50 anni) questo mese si intreccia con l’anniversario della legge che ha criminalizzato lo squatting nei Paesi Bassi. Sì perché tra gli anni ’70-’00 occupare abitazioni sfitte, in Olanda, era una pratica depenalizzata e diffusa: con cifre attorno ai 10 000 squatters nella Amsterdam del 1981, la capitale è stata a lungo considerata un specie di Paradiso.

Squat scritta

Del resto occupare, in uno dei Paesi più congestionati d’Europa, lo si faceva da tempo, ma mantenendo bassi profili: “clandestien bezetten” era il termine che si usava fino agli anni ’60.

provo house planPoi arrivarono i Provo e con loro i “Witte plans” (1966), tra cui appunto il “Piano bianco delle case”: una provocazione nei confronti di speculatori e industria del mattone, che consisteva nell’invitare all’occupazione dipingendo di bianco le porte degli edifici vuoti.

In Olanda il passaggio da azione singola (“bezetten”) a movimento quasi di massa (squatting), come suggerito da Eric Duivenvoorden e Lynn Owens, è stato uno dei cambiamenti di lungo periodo che gli anarco-situazionisti Provo hanno contribuito a scaturire. Non a caso il termine gergale “kraak” e un nuovo tipo di attivista, il “kraker”, furono diretta emanazione di questo cambiamento.

Un filo rosso, dunque, collega Provo e krakers intrecciando gli ultimi cinquant’anni di storia del Paese, e interrompendosi nel 2010 con l’entrata in vigore della legge “Anti-Squat”, votata dal governo Balkenende IV con il sostegno determinante del leader di estrema destra Geert Wilders. Anche se il vento della tolleranza, a dire il vero, aveva cambiato direzione già da un pezzo e i ripetuti tentativi di trovare una maggioranza che facesse perdere ai Paesi Bassi anche questo primato andarono in porto proprio nel 2010.

Il 3 marzo del 1980, sgombero vicino Vondelpark

3 marzo del 1980, sgombero vicino Vondelpark

Nel 2012, a due anni dall’introduzione della nuova legge, la polizia di Amsterdam annunciò che la città, con appena una manciata di occupazioni ancora attive poteva considerarsi “non piú capitale europea dello squatting”. Ad inizio 2015, con lo sgombero di alcune longeve esperienze, come lo Slangenpand in Spuistraat, spazio attivo dall’83 e la minaccia incombente sull’ADM e su Villa Friekens, occupati rispettivamente nel 1997 e nel 2000, questa storia d’Olanda sembra prossima all’epilogo.

Dutch Squatting Ban”

Di fatto, però, nonostante occupare sia ora reato, nei Paesi Bassi non si sgombera quasi mai senza regolare processo. “Lo sgombero immediato è l’eccezione alla norma”, racconta infatti Rahul Uppal, avvocato specializzato in casi di squatting, “e può essere ottenuto solamente se l’edifico non è vuoto, in fiamme o a rischio caduta, se avvengono attività criminali dannose per il proprietario, se è severamente minacciata la sicurezza della popolazione e degli occupanti.”

In generale, poi, non si cacciano gli occupanti di uno stabile se il proprietario non dimostra di averne comprovato bisogno. “Ci sono due aspetti legali dello squatting. Uno in sede civile: stai violando la proprietà privata e il proprietario può richiedere uno sgombero se dimostra che ha piani concreti per l’edificio”.

Fino al 2010 questa era la strada per sgomberare le occupazioni, tutto a spese dei proprietari (migliaia di euro), ma dopo la criminalizzazione dello squatting è una pratica in via di estinzione dato che oggi si possono ottenere sgomberi gratuiti: “Il padrone fa denuncia, ma anche in questo caso il Pubblico Ministero segue la regola del ‘no eviction for vacancy’. Servono prove che l’edificio non rimarrà vuoto. Se queste ci sono, lo sgombero viene notificato agli occupanti, i quali possono però ricorrere in appello e andare a processo. Qui è dove entro in gioco io.”

Una via di mezzo, quella sancita dalla legge olandese. Che per certi versi ancora tutela gli occupanti, permettendo alla controcultura squat di sopravvivere alle spinte della gentrificazione, nella Capitale e non solo.

La legge venne infatti varata, in fretta e furia, durante la breve esperienza del Rutte I (il governo più a destra nella storia dell’Olanda postbellica) ma la Corte Suprema, mandando Wilders su tutte le furie, smussò in gran parte la nuova norma punizionista: passi la criminalizzazione, sancirono i giudici, ma con una certa tutela per gli occupanti.

“Ci sono meno occupazioni, ma nessuna caccia allo squatter. Gli sgomberi immediati sono rari e occupare non è impossibile. Ogni settimana mi arrivano nuovi casi, soprattuto da Amsterdam e Zaandam”, conferma infatti Rahul.

Le occupazioni non sono sparite, insomma, in quella che negli anni ’80 era la Capitale mondiale delle occupazioni. Gli squatters, piuttosto, sono tornati underground. Anche perché la pressione del mercato immobiliare rimane alta e, forse, mai come oggi città come Amsterdam paiono soffocare per la mancanza di spazi.

Grazie soprattutto alle compagnie di Antikraak: società immobiliari che impediscono l’occupazione di edifici vuoti, concedendo l’uso dei locali a prezzi molto bassi ma disciplinando i rapporti con contratti di “utilizzo” privi di garanzie per l’inquilino, di fatto trasformato in una sorta di “custode”; ma a pagamento. “È un problema. Ci sono molto spazi liberi gestiti da compagnie che forniscono pessimi contratti. Capita anche che molti edifici rimangano vuoti, ma allo stesso tempo al sicuro dagli squatters, mentre il loro valore immobiliare può potenzialmente crescere”, conclude infatti Rahul.

La legge lo consente, del resto. Mentre la pratica ha fatto sì, negli anni, che la crisi abitativa della Capitale venisse in parte tamponata dalla pratica dell’Antikraak. Con il tacito benestare dell’amministrazione comunale e buona pace dei diritti degli affittuari.



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