di Massimiliano Sfregola

Una delle particolarità del sistema politico-parlamentare olandese è quella di avere un meccanismo di elezione proporzionale dei deputati, senza sbarramento, simile a quello italiano prima della riforma del ’93. Entrare in parlamento, insomma, non è poi così difficile e il quadro politico olandese è caratterizzato anche da micro formazioni identitarie che ogni tanto riescono ad agguantare qualche seggio (e con esso fondi pubblici e visibilità) e a volte riescono, addirittura, a diventare formazioni di successo.

Quelli diventati famosi

In Olanda, per diventare Kamerlid (deputata/deputato) è necessario raggiungere almeno lo 0,7/0,8% dei voti e in realtà, nella storia recente dei Paesi Bassi, sono diversi i partiti arrivati dal nulla e diventati casi di successo.

FaridAzarkan, deputato di Denk MRE24via Wikipedia Commons. Licenses CC 3.0

Il PVV di Geert Wilders, dato dai sondaggi come secondo del paese, che alle ultime elezioni per poco non divenne il partito di maggioranza relativa, nacque da una scissione del solo Wilders dal VVD: alle elezioni del 2006, le prime alle quali partecipò, il suo partito personale vinse 9 seggi.

Un’altra storia di successo è quella del Partito per gli Animali, il Partij voor de Dieren: fondato dalla giurista e attivista per i diritti degli animali Marianne Thieme nei primi anni del 2000, il partito non riuscì ad eleggere deputati alle elezioni del 2003 quando si presentò per la prima volta.

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