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CULTURE

Souad, da Damasco all’Amsterdam alternativa sempre alla ricerca di sé

Per la ragazza siriana ‘casa’ non è un posto fisico, ma la sensazione di calore, sicurezza e amore che può trovare in tanti luoghi - perfino in quelli in cui non è ancora stata



Alla fine di giugno Souad – una ragazza siriana che per ragioni di sicurezza sue e dei propri cari preferisce non dichiarare il proprio cognome – è alla ricerca di un posto per assistere al “The Cunnilingus Comedy Show (Vol. 1)” al Frankrijk di Amsterdam, un ex squat divenuto oggi un bar dove si organizzano eventi. Tutti i proventi delle serata vanno a un collettivo gestito da e a favore di rifugiati queer. La prima a salire sul palco è Mikaela Burch: in qualità di “povera lesbica nera di Detroit” confessa di essere il peggiore incubo di Trump. Ad avvicendarsi al microfono performers provenienti da ogni parte del mondo. L’unica olandese è una “lesbica su sedia a rotelle con la sindrome di Tourette”.

Questa è la sola Amsterdam in cui Souad si sente a casa, in una comunità cui si sente di appartenere.

Come ci racconta Alia Malek sul New York Time Magazine Souad è stata costretta a lasciare la propria città, Damasco, e finalmente nell’aprile 2016 le è stato assegnato un appartamento tutto suo a Maastricht. Ma la ricerca della propria identità va ben oltre l’assegnazione di un luogo fisico; così ha rifiutato l’alloggio e ha continuato il proprio percorso di rielaborazione. 

La storia della giovane inizia sette anni fa, quando sulla scia di una guerra civile viene costretta a lasciare la Siria per arrivare prima in Giordania, poi in Turchia, in Grecia e infine nei Paesi Bassi

Il viaggio

Nel 2010 Souad riesce a guadagnarsi una borsa di studio per entrare in un’università privata, ma nel 2011 la violenza che stava consumando la Siria colpisce anche il suo campus. Nel 2012, insieme a tanti altri studenti, si trasferisce in Giordania. Nel frattempo il matrimonio tra i suo genitori finisce, il padre sparisce e lei è costretta a cercarsi un lavoro per mandare i soldi a casa. Trova lavori come segretaria, receptionist e promoter in un centro commerciale, ma a patto che parli con accetto giordano. In Giordania lotta per pagare l’affitto, cambiando cinque appartamenti in tre anni. Usa il suo accetto giordano anche sui taxi, per sentirsi meno vulnerabile, anche sessualmente.

Nel 2015 decide di andare in Turchia, dove alcune amiche si erano trasferite. Una volta arrivata, capisce presto che anche loro erano frustrate dai limiti posti ai siriani. Così approfittano di una zattera motorizzata per attraversare il Mar Egeo e raggiungere così un’isola greca, con l’idea poi di dirigersi verso il Nord Europa. 

Arrivati sull’isola di Kos, tutti le scambiano per turiste europee. Il colore della loro pelle, in particolare quello di Souad che ha la carnagione chiara e i capelli rossi, non ha mai destato alcun sospetto. Pensare che fossero italiane, spagnole o israeliane, anche se parlavano in arabo, ha mostrato a Souad quanto potessero valere poco le persone. Mentre la maggior parte dei siriani ha dovuto intraprendere l’ardua via terrestre da Atene verso le proprie destinazioni finali al nord, Souad e le sue amiche hanno invece acquistato un documento di identità europeo contraffatto, che ha permesso loro di prendere normalmente dei voli di linea. Il loro aspetto ha inoltre permesso loro di essere scambiate per cittadine dei paesi dichiarati nei documenti e di passare quindi la frontiera. “È stupido e ingiusto quanto sia stato facile per me a causa del colore della mia pelle”, ha dichiarato successivamente Souad. “Quell’esperienza mi ha insegnato che anche se vengo dalla Siria, ho provato la metà delle cose vissute da altre persone che non sono abbastanza bianche“.

L’arrivo nei Paesi Bassi

Souad ha quindi scelto come destinazione i Paesi Bassi, una decisione un po’ arbitraria che ha deciso anche del destino della madre e dei suoi fratelli in fuga dalla Siria. Mentre la sua famiglia si prepara a lasciare Damasco, Souad viene rimbalzata in diversi centri olandesi per richiedenti asilo.

Infine, nell’aprile 2016, le viene assegnato un appartamento a Maastricht. Lei rifiuta. “Non sapevo più come vivere in una casa”, dichiara. Dopo anni nei campi si sente paralizzata. Ha bisogno di tempo per elaborare quanto le è accaduto fino a quel momento. Sente che gli olandesi con cui viene in contatto, pretendono che lei sia eccitata per la sua nuova vita e abbia un piano chiaro per il suo futuro. Ma non è così. Souad si sente in colpa per non aver incontrato le stesse difficoltà degli altri siriani. 

“A un certo punto ho odiato la mia pelle perché era associata agli europei, e detestavo che nella nostra cultura siriana è un complimento dire ‘Oh, non sembri siriano, sembri europeo’. Non volevo essere trattata meglio di altri a causa del colore della mia pelle. Non volevo adattarmi“, confessa la ragazza.

La vita oggi

Oggi Souad si prende cura di sé, sorride anche quando le persone si meravigliano nell’apprendere che è una rifugiata siriana e che parla sia inglese che olandese. Sua madre e suo fratello sono finalmente arrivati a Vlissingen, nei Paesi Bassi, ma lei dopo aver trascorso qualche tempo con loro ha deciso di trasferirsi ad Amsterdam. È stata attratta dalla controcultura della capitale, dove finalmente può dire di sentirsi a casa; perché per lei ‘casa’ non è un posto fisico, ma la sensazione di calore, sicurezza e amore che può trovare in tanti luoghi – perfino in quelli in cui non è ancora stata. 






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