I verbali del Consiglio dei ministri mostrano che si sono svolti colloqui in privato sui parlamentari critici. Uno di loro è l’ex deputata Helma Lodders (VVD), insieme a Pieter Omtzigt (CDA) e Renske Leijten (SP) etichettata dal ministro degli Affari Sociali,  Wouter Koolmees   (D66) “portavoce attivista di un gruppo di coalizione”.

Lodders ha risposto oggi: “Questo è un po ‘uno shock, ovviamente. Che tu abbia letto che appartieni ad un gruppo di parlamentari attivisti. Sì, penso che sia piuttosto intenso”. Ma Lodders è chiara: “Sono stata pagata per tutti questi anni anche per essere critica”, dice a NOS. E sottolinea di aver lasciato il parlamento di sua spontanea volontà.

Tuttavia, l’ex politica non ha mai subito pressioni dal suo partito o dal leader del partito Mark Rutte, dice a NOS e pensa che i verbali indichino che l’obiettivo non è risolvere i problemi dei cittadini.

Anche Kathleen Ferrier (CDA) attinge alla propria esperienza quando dice: “Si tratta di nuovo dei ministri. E non dei cittadini, di chi dovrebbe essere. Il nostro intero sistema democratico è sotto pressione. Se non c’è potere. E contro potere, se la pubblica amministrazione non protegge la società e gli individui vulnerabili, allora non funziona“, dice critica al portale della tv di Stato.

Ha lasciato la politica dopo le enormi pressioni subite per la sua dissidenza contro la line anti-immigrazione del partito. Secondo lei: o ti allinei, o sei fuori. Anche l’ex parlamentare PvdA Rob Oudkerk conosce questo sistema: è stato messo sotto pressione dal presidente del suo gruppo Ad Melkert quando, 22 anni fa, in qualità di membro della commissione d’inchiesta sul disastro di Bijlmer, ha tratto conclusioni che, secondo Melkert, avrebbero avuto conseguenze politiche di vasta portata. “Mi è stato detto, ‘se non ammorbidisci le conclusioni, non sosterremo quelle conclusioni'”.

Oudkerk: “Il nostro rapporto finale conteneva la verità: la Camera era stata informata in modo errato”. Ma gli fu detto che l’importanza di mantenere il governo (guidato allora da un primo ministro laburista), era maggiore dell’importanza del disastro di Bijlmer. I colleghi parlamentari, come Adri Duivesteijn, che ha voluto sostenere le conclusioni, sono stati messi sotto pressione in un “modo siciliano”, ha detto Duivesteijn. Melkert gli ha detto: “Adri ti abbiamo sempre sostenuto e vorremmo continuare a farlo. “Sembrava Il Padrino”, ha concluso il deputato.

L’amarezza degli ex parlamentari è che in Olanda non cambierà nulla: annunciano cambiamenti ma tutto rimarrà come prima. Il problema della cultura politica dei Paesi Bassi è proprio questa enorme chiusura e la difficoltà di accettare dissidenti, dicono un po’ tutti.

Alla discussione del verbale, potrebbe seguire un altro voto di sfiducia al governo.