In Francia hanno chiuso le frontiere e dichiarato lo stato di emergenza. Dopo gli attentati di Parigi, la reazione securitaria delle autorità francesi sembra così aver dato ragione alla Le Pen, la cui vittoria al primo turno delle regionali ha portato alla formazione di un “cordone democratico” per non farla prevalere al secondo.

E in Olanda? Alle prossime elezioni, lo scenario sarà simile? In verità è già successo che un governo Rutte  fosse “appoggiato esternamente” dal PVV di Wilders: durò due anni e fu proprio il politico di Venlo a farlo cadere nel 2012.

Ma l’influenza del Partito per la Libertà, secondo le rilevazioni del solito Peil.nl, non è certo diminuita. Anzi, per l’ennesima volta il PVV conferma il trend positivo, che dura da quasi un anno, e si aggiudica il primo posto a livello nazionale. La crescita dei populisti, però, non è l’unica tendenza che si ripete nelle indagine campionarie: alla crescita degli islamofobi euro-scettici, infatti, si somma la crisi oramai costante, forse irreversibile, dei partiti di governo (- 49 seggi rispetto al 2012), così come la agguerrita sfida per l’egemonia a sinistra tra SP (15 seggi) e GroenLinks (14)

Qualcosa di nuovo ce lo rivela, però, l’analisi del grado di fiducia nei confronti dei singoli leader. Sempre secondo Peil.nl, infatti, i dati sarebbero coerenti con le ultime previsioni elettorali a testimonianza della crescente personalizzazione del sistema olandese. Non è un caso, quindi, che, la fiducia nei confronti di Geert Wilders sia notevolmente aumentata (spingendolo dall’ottavo posto al quarto in meno di un anno) come pure quella nei confronti del giovanissimo Jesse Klaver, leader in erba dei GroenLinks (terzo posto).

E mentre il politico che gode più della fiducia dei concittadini rimane il leader democristiano Sybrand van Haersma Buma, conservatore di ferro e politico di vecchia data, sembra che il premier Rutte, al pari dei partiti che formano il suo governo, sia alle prese con una vera e propria crisi di consensi: più della metà  dell’elettorato, il 51%, vorrebbe infatti le sue dimissioni, dopo quelle arrivate lo scorso sabato della collega di partito Anouchka van Miltenburg per lo “scandalo Teeven”.