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Son-Mother è il debutto nella fiction della documentarista iraniana e attivista per i diritti delle donne Mahnaz Mohammadi. Nell’ultimo decennio è stata arrestata e imprigionata più volte dal regime iraniano dopo aver realizzato, tra l’altro, un film sulle ragioni della fuga all’estero dei propri connazionali. Il suo ultimo film è una riflessione sul ruolo della libertà della donna nell’Iran di oggi.

La pellicola inizia raccontando la storia di Leila (Raha Khodayari), vedova in difficoltà economiche che lavora instancabilmente in una fabbrica in crisi nell’Iran colpito dalle sanzioni ma che non può nemmeno permettersi i pannolini per la figlia. Una soluzione sarebbe quella di accettare la proposta di matrimonio di un autista di autobus, ma l’altro suo figlio, il dodicenne Amir (Mahan Nasiri), non potrebbe seguirla. L’autista dell’autobus ha una figlia della stessa età e adolescenti di sesso diverso non possono vivere nella stessa casa come ricorda l’anziana che cerca di convincere Leila a sposarsi.

Nella seconda parte l’attenzione va ad Amir dopo essere stato lasciato in un collegio per bambini sordomuti. Il giovane attore Nasiri riesce bene a trasmettere come il suo personaggio stia appassendo dietro uno sguardo sempre più cupo. Ma scopre anche che non è l’unico bambino a cui questo accade. E tutto questo per onorare tradizioni di cui nessuno, nemmeno l’autista dell’autobus, vede il senso.

Nel suo debutto nel lungometraggio, Mahnaz Mohammadi attinge alla compassione e alla pazienza che ha affinato come documentarista per creare una storia autentica di un rapporto tra una madre e un figlio minacciato dalla tradizione. Il film esce oggi nelle sale olandesi.