Somalia, vittime di drone USA denunceranno l’Olanda

L’Olanda finirà a giudizio dopo la denuncia di due pastori somali, con l’accusa di essere parzialmente colpevole per un attacco contro civili condotto, nel 2014, da un drone USA. A darne notizia il quotidiano Volkskrant, che spiega come due dei sopravvissuti abbiano intenzione di denunciare lo stato olandese per crimini di guerra. Uno dei pastori, Omar Mahamud Ali, nel corso dell’attacco ha perso una gamba mentre le sue due figlie sono rimaste uccise.

Ma cosa c’entrano i Paesi Bassi? Secondo gli avvocati delle parti lese, l’attacco portato avanti dagli statunitensi si sarebbe basato su fonti di intelligence olandesi: un’intercettazione telefonica raccolta dal MIVD. La fonte del leak? Nientemeno che il “whistleblower” più famoso della storia dei servizi segreti americani, Edward Snowden.

Il drone statunitense, continua il quotidiano, avrebbe dovuto neutralizzare un convoglio di mezzi appartenenti al gruppo terroristico Al Shabaab, molto presente in Somalia meridionale, nell’ambito della missione congiunta Ocean Shield (alla quale partecipa anche l’Olanda), ma l’obiettivo è stato totalmente mancato e nell’area colpita dal drone vi sarebbero trovati, invece, i due nomadi con figli e bestiame.

I legali delle vittime, Göran Sluiter e Liesbeth Zegveld, sono esperti in casi che riguardano compensazioni per vittime di guerra e hanno confermato al Volkskrant che è la prima volta che vittime di un raid USA si appellano a una corte olandese. Questo perché negli Stati Uniti un processo del genere sarebbe impossibile, data la legislazione in materia di sicurezza nazionale, mentre nei Paesi Bassi l’evento in questione rientrerebbe nei crimini di guerra.

“L’Olanda, passando l’intercettazione telefonica, è stata fondamentale per l’esecuzione del raid”, ha affermato infatti Sluiter. Ma la posizione ufficiale del Ministero della Difesa è sembrata piuttosto chiara: i Paesi Bassi non hanno indizi che vi sia stata alcuna violazione del diritto internazionale né sono a conoscenza dell’uso che gli alleati fanno di informazioni scambiate tra partners di coalizione.

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