The Netherlands, an outsider's view.

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Smart working: stress, solitudine ed incertezza. Si rischia ondata di burnout

I dipendenti devono affrontare maggiori pressioni psicologiche dallo scoppio del coronavirus. Sempre più lottano con la solitudine data dallo smart-working e sperimentano alti livelli di stress, secondo il sindacato CNV.

È necessario che il governo istituisca un fondo di aiuto psicologico, in modo da prevenire un boom di burnout, ha dichiarato il sindacato ad AD. Uno studio fatta da CNV su 1.500 dei suoi membri ha mostrato che il 29% subisce più stress da lavoro dallo scoppio della pandemia. Il 39% si diverte meno e il 21% afferma che l’atmosfera al lavoro è meno piacevole. Più di un terzo ha affermato che l’assenteismo sul lavoro è in aumento.

Queste sono cifre allarmanti. Molti dipendenti stanno annegando. La fine della crisi non sembra essere in vista. Questo è il problema principale, che le persone non hanno prospettiva e non vedono alcuna luce alla fine del tunnel. E poi i mesi bui dell’inverno sono proprio dietro l’angolo” ha detto Piet Fortuin, presidente di CNV.

Il governo ha stanziato molti soldi per mantenere a galla le aziende, ma finora ha prestato poca attenzione al benessere dei dipendenti. “Il nostro sondaggio mostra chiaramente che molte persone amano meno il proprio lavoro e sperimentano più stress. Sembra che camminiamo nella melma ed ogni passo impegna troppa energia. Ecco perché serve una figura di riferimento fissa in ogni azienda. Qualcuno che si identifica, che offre un orecchio per ascoltare ed aiutare a trovare soluzioni, continua Fortuin.

Inoltre anche i medici dovrebbero organizzare le ore di ricevimento in maniera più strutturale. In questo modo potrebbero preventivamente intervenire nei  crescenti casi di tensioni e stress. “I datori di lavoro devono essere più consapevoli della situazione e mettere a disposizione un budget. Se non facciamo nulla, ci dirigeremo verso un’ondata di burnout da coronavirus questo autunno” ha concluso Fortuin.

I livelli di ansia e stress sono paragonabili a quelli durante la prima ondata ad Aprile. Jaap Seidell, professore di nutrizione e salute all’università di Amsterdam, aveva già mostrato preoccupazione per lo stress e per eventuali ripercussioni sull’alimentazione degli individui.