Esistono sospetti concreti che il referendum Geenpeil, organizzato contro il trattato di associazione UE con l’Ucraina, sia stato finanziato con soldi dell’UE. La legislazione europea, tuttavia, proibisce che tali appuntamenti elettorali vengano finanziati con denaro pubblico “continentale” e Brussel, dopo la scoperta del portale belga di giornalismo investigativo Apache, ha deciso di indagare. Fonti anonime, hanno detto ai giornalisti del sito, che Direct Democracy in Europe (IDDE) una fondazione vicina allo UKIP, che le irregolarità sarebbero avvenute in Olanda ma sarebbe necessario indagare anche sui fondi al prossimo referendum per la Brexit. Risalire ai fondi per Geenpeil sarebbe stato possibile grazie ad una mail riservata, alla quale Apache ha avuto accesso, dove alti funzionari UE annunciano un’indagine su IDDE. Nella stessa mail viene citato anche il caso olandese.

A settembre dello scorso anno, secondo Apache, il Telegraaf avrebbe ospitato una pagina a pagamento sul referendum promosso da un cartelllo di associazioni e lobby, sponsorizzato dal sito populista PowNed. Il giorno successivo alla pubblicazione dell’inserzione il comitato per il referendum ha superato la soglia delle 300mila firme necessarie perchè la consultazione fosse indetta. Proprio in contemporanea, il sito GeenStijl, parte di PowNed, pubblicava un sibillino messaggio di trionfo: “Ce l’abbiamo fatta con soldi dei sussidi. E non sussidi qualunque ma sussidi dell’UE. Grazie a Nigel Farage”. Un ‘prego’ dall’euroscettico britannico è arrivato a stretto giro dalle colonne del Telegraaf. Tanta cordialità, peccato che una procedura simile sia esplicitamente vietata dai trattati UE: no a fondi pubblici per campagne elettorali o di referendum.

Un funzionario UE sentito da Apache, avrebbe confermato che un’indagine è effettivamente in corso ma l’esito non sarà prima dell’estate. Mentre il referendum si terrà il 6 aprile. L’indagine del sito belga si muove sulla direttiva dei rapporti tra lo UKIP di Farage e la lista Klaveren/Bontes, un micropartito di parlamentari fuoriusciti dal PVV. Bontes soprattutto, sarebbe non solo il referente numero uno di Farage in Olanda ma sarebbe stato anche tesoriere della fondazione IDDE. L’inchiesta si inserirebbe nella cornice