di Massimiliano Sfregola

 

Certo vedere Edo Haanun, sindaco di Maassluis,  congratularsi con sé stesso per l’ottima riuscita dell’arrivo di Sinterklaas mentre le forze di polizia hanno in custodia 200 persone che stavano solo cercando di manifestare, è una scena piuttosto surreale. Se non avessi visto con i miei occhi il dispiegamento di polizia, non fossi stato -a mia volta- fermato, interrogato e perquisito (pur avendo mostrato il tesserino stampa e avendo spiegato che no, non ero li per rovinare una festa di bambini) forse avrei creduto ad un’esagerazione.

E invece, paradosso, tutto è stato esagerato e fuori dalle righe lo scorso sabato. A cominciare dalle ordinanze che il primo cittadino di Maassluis e il ben più noto collega di Rotterdam, Ahmed Aboutaleb hanno frimato per l’occasione: vietato manifestare e per Maassluis, vietato girare nello spazio dell’”intocht”, il canale dove sfilavano i barconi con i “Pieten”, ad eccezione delle famiglie. Ora: che i due comuni olandesi fossero fuori dall’UE non mi era noto, perché nell’UE -dove la Carta dei diritti fondamentali garantisce diritto di circolazione e di manifestazione del pensiero- queste cose non potrebbero accadere; certamente non potrebbero accadere per tutelare uno strano diritto, inventato ad hoc dai due ingegnosi sindaci.

Quale sarebbe l’interesse da proteggere, in questo caso? La tradizione? Davvero una tradizione cosi discutibile vale due diritti protetti dalla Costituzione olandese e dal diritto comunitario? Oltre agli ordini finiscono sul banco degli imputati del tribunale della ragionevolezza, anche gli esecutori: la polizia, sabato, ha sbagliato tutto. Quelle viste a Rotterdam e Maassluis sono tecniche di gestione della piazza  mutuate dal protocollo sui tifosi violenti: la divisione dell’area in zone separate da grate, l’accesso controllato, il dispiegamento di agenti in borghese “visbili” tra la folla, in funzione deterrente, sono tutte misure preventive contro il rischio attentati o gli scontri tra tifoserie.

Misure, insomma, pensate per scongiurare violenze o carneficine, non per contenere una manifestazione politica. D’altronde il ragionamento è lineare: a Rotterdam e Maasluis sono i sindaci ad interpretare gli art.10 e 11 della Convenzione europea per i diritti umani, che garantiscono il diritto di pensare come si vuole e manifestare questo pensiero. Manifestare e pretendere di poter manifestare non è un crimine, trattare come terroristi un gruppo di 200 manifestanti è un atto irresponsabile.

Quale esempio si dà cosi alla cittadinanza? Che la maggioranza, i più forti, non solo vincono ma si prendono tutto, anche il diritto di far tacere chi non è d’accordo? Cosi si fa la voce grossa con gruppi pacifici ma fermi nelle loro intenzioni, trattandoli alla stregua di hooligans e terroristi; gran parte dei manifestanti sono studenti, attivisti o intellettuali, gente pacifica che coltiva la non-violenza. Gente, quindi, inerme davanti ad un dispiegamento di forze pensato per la guerriglia urbana. La pessima gestione del dissenso di sabato da parte della politie è un preoccupante campanello d’allarme: da ora sappiamo che le misure straordinarie possono essere applicate in qualunque circostanza, anche per futili motivi.

Tutelare una festa di bambini può giustificare gli abusi al diritto commessi sabato? Vedere la polizia, con agenti in gran parte bianchi, picchiare un gruppo di manifestanti in larga parte neri -nonostante fossero accompagnati da un politico e da un avvocato- è una scena triste che fa pensare alle tensioni razziali negli USA. Non all’Europa.
E se l’intenzione era quella lasciare una macchia ancora più indelebile su questo “intocht” allora autorizzare solo un gruppo neonazista a manifestare a Maassluis è stata una grande idea. Guardate con attenzione a questo schema -divieto di manifestare, normalità militarizzata, intimidazioni e arresti preventivi- perché questo potrebbe essere un distopico modello sociale per il futuro.