Dopo aver perso quasi due terzi dei seggi, ottenendone solo nove dei trentotto conquistati nel 2012, il socialdemocratico PvdA ha deciso di non prendere  parte alle trattative di governo: i cinque anni di coabilitazione con gli storici avversari liberali si sono fatti sentire troppo chiaramente per anche solo pensare di riprovarci.

Guidati dall’ex vice primo ministro Asscher, i socialdemocratici hanno deciso di saltare un turno, cercando di riconquistare l’appoggio elettorale, mostrandosi decisamente più combattivi. Insieme al socialista Emile Roemer e al rossoverde Jesse Klaver, anche Asscher infatti, non ha perso occasione per scagliarsi contro i milioni regalati alle “multinazionali e agli azionisti” dall’annunciato gabinetto Rutte III.

Le sue critiche però, sono apparse più strumentali e spuntate quando si passa a altre misure annunciate dalla coalizione di governo, come l’implementazione dell’accordo con la Turchia sui rifugiati, che lui stesso aveva contribuito a redigere negli anni passati.

Anche per questo motivo, scrive il Vrij Nederland, l’ipotesi di un’unità di intenti tra le forze progressiste si presenta “dannatamente complicata”.