di Paola Pirovano

 

Il mitico Quartiere a Luci Rosse di Amsterdam è tappa obbligata per chiunque passi par la capitale olandese come fosse un’attrazione turistica. Ogni giorno centinaia di visitatori e curiosi percorrono i due canali più antichi della città per vedere le famose vetrine e i sex shop.

A parte i clienti, ben pochi sanno esattamente cosa si celi dietro le tende rosse e molte leggende metropolitane hanno alimentano la fama del quartiere più scandaloso d’Olanda.

Ma non solo trasgressione, alcuni fenomeni di sfruttamento e l’eterno dibattito sulla dignità della donna: nel Red light district il mestiere più vecchio del mondo è regolamentato dal 1811 mentre a livello nazionale l’Olanda è il primo paese al mondo ad aver legalizzato la prostituzione nel 2000 come professione fuori dal ghetto dei bordelli e delle case d’appuntamento.

Nel cuore del quartiere, dietro la storica Oude Kerk, ha sede un’associazione il Prostitution Information Center (P.I.C.) creata proprio per contribuire a quel clima di accettazione e comprensione del fenomeno delle lavoratrici del sesso, che una legge da sola non è stata in grado di costruire.

Fondato nel 1994 da Mariska Majoor, ex lavoratrice del sesso e per anni attiva in politica, il PIC ha prima di tutto una funzione informativa per le ragazze e signore che vi si recano per questioni pratiche legate alla professione. Ma si presta anche a rispondere a clienti, studenti o semplici curiosi.

Berna Meijer è da da 16 anni impegnata nell’attività del PIC, esperta di prostituzione olandese e laureata in Storia della Prostituzione. Abituata a rispondere alle domande più bizzarre, Berna è consapevole della disinformazione sull’attività del quartiere.

Non è vero, ad esempio, che esiste un Blue Light District dove operano i transessuali. Ci sono sì alcune vie dove è più facile incontrarne, ma la luce blu – di cui si dice indicherebbe la presenza di un transessuale – è in realtà usata in tutte le vetrine per creare un contrasto con quella rossa. Così come è falsa la credenza che le prostitute siano delle persone emarginate, senza contatti con la società: secondo Berna, la maggior parte di loro ha una relazione stabile.

Prostitute e protettore nel red light district (1903)

Cosa spinge una persona a lavorare in una vetrina? Le ragioni sono varie e diverse, così come lo sono le storie personali, ma sicuramente un fattore fondamentale di questo lavoro è la possibilità di guadagnare molti soldi in breve tempo. Per una tariffa standard di 50 euro per un tempo massimo di 15 minuti, alcune professioniste ricevono fino a 25 clienti al giorno. 50 euro per un orgasmo maschile anche se il lavoro, dice la ricercatrice, tiene le professioniste occupate appena una manciata di minuti.

Che sia questa la ragione per cui non ci sono uomini in vetrina? Berna non ha una risposta certa a questa domanda, ma ammette che il modello del Quartiere a Luci Rosse non funziona per la prostituzione maschile rivolta a un pubblico femminile, nonostante ci siano già stati esperimenti in questo senso.

La prostituzione ad Amsterdam è un fenomeno particolare, che non si limita alle vetrine essendo l’attività legale a tutti gli effetti. Le vetrine sono nate in realtà negli anni del proibizionismo: all’inizio del Novecento l’attività era illegale e le prostitute si erano organizzate aspettando i clienti alla finestra o sull’uscio, all’apparenza impegnate in attività quotidiane.

Nessun abito succinto o ragazze e signore che ammiccano ai passanti: erano i dettagli, dei segni nascosti- un oggetto o una pianta – ad indicare la vera natura dell’attività svolta all’interno dell’edificio.

Solo gradualmente, dal dopoguerra, le lavoratrici in vetrina diventeranno più esplicite fino al 2000 quando l’attività venne legalizzata a livello nazionale.

Questa nuova tendenza ha portato alcuni vantaggi per le lavoratrici del sesso, che possono svolgere la loro attività alla luce del sole, e godono di forme di protezione particolari, come il fatto che tutte le vetrine siano equipaggiate di un allarme, il quartiere sia monitorato in maniera capillare da un vaso sistema di telecamere e la polizia, invece di arrestarle, sia presente per garantire la loro incolumità.

I problemi però rimangono il pregiudizio e la cattiva reputazione: quelli, al contrario dei divieti, sono elementi più difficili da sradicare.