Israele avrebbe dato il via libera all’invio di una delegazione, nel Paese e nei Terroritori occupati , della Corte Penale Internazionale dell’Aja. La notizia è stata resa pubbica durante il weekend e le accuse di crimini di guerra potrebbero seriamente mettere a rischio gli ufficiali israeliani.

La scorsa domenica 4 settembre Emmanuel Nahshon, un portavoce del Ministero degli Esteri, ha confermato all’emittente Al Jazeera l’accettazione della visita internazionale, anche se non sono ancora del tutto chiare le modalità in cui avverrà il tutto. L’operazione di peace-keeping dell’ICC è la conseguenza delle continue critiche nei confronti delle autorità israeliane per le indagini riguadanti decine di accuse sul comportamento tenuto dai militari durante l’attacco a Gaza nell’estate del 2014.

Secondo I termini dello Statuto, qualora si provi l’incapacità di portare a termine effettive indagini da parte dello stato è consentito alla Corte assumere la giurisdizione sull’argomento. Unico problema: la Palestina è membro dell’ICC mentre Israele no. Finora sono solo 3 i soldati israeliani accusati, e si tratta di crimini minori come il saccheggio. Ma noi sappiamo che l’offensiva durata 51 giorni e denominata Protective Edge, relativa al Luglio e Agosto del 2014, ha causato ben 2,250 morti tra i cittadini palestinesi e la maggior parte erano civili, inclusi 551 bambini.

Lo scorso mese, l’esercito israeliano ha rivendicato la propria innocenza sulla base di accuse relative a 13 casi, inclusi gli attacchi a 3 famiglie Palestinesi, il bombardamento di un ospedale delle Nazioni Unite costruito per i civili e la bomba fatta scoppiare su una delle centrali elettriche più importanti della città di Gaza.
Lo scorso giugno, Human Rights Watch ha iniziato a fare pressione sulla Corte Penale Internazionale per l’apertura di effettive indagini che punissero gli attacchi israeliani. E’ stata proprio la mancanza di trasparenza nelle investigazioni che ha formalmente aperto la possibilità dell’avvio di nuove indagini da parte della Corte Penale.

E’ la prima volta che Israele accetta la possibilità di cooperare con un’istituzione internazionale per accuse che potrebbero condurre all’avvio di processi per crimini di guerra. Il Paese aveva infatti, bloccato a più riprese l’ingresso di Commissioni investigative delle Nazioni Unite sia nel 2009 sia nel 2014.
Gli ufficiali a Washingon hanno ripetutatemente messo in luce il loro disappunto sulla giurisdizione dell’ICC: nè gli Stati Uniti, nè tantomento Israele hanno per l’appunto mai ratificato lo Statuto di Roma . L’operazione Protective Edge è il primo attacco contro la Palestina nella quale la Corte dell’Aja ha l’effetiva possibiltà di intervento. La ratifica dello Statuto di Roma da parte della Palestina rende infatti possibile la partecipazione dell’istituzione internazionale a partire dal Giugno 2014, esattamente un mese prima dell’attacco israeliano a Gaza.

Lo scorso Maggio, l’associazione per i diritti umani israeliana B’ Tselem ,avece segnalato l’impossibilità di una collaborazione volta a fare chiarezza sui crimini in questione con le autorità. Essa aveva associato il sistema ad un meccanismo in cui i risultati delle investigazioni sono commisurati alla capacità di coprire informazioni.