La compagnia anglo-olandese Shell di nuovo in tribunale: impedisce volontariamente l’uscita dal fossile.  Secondo gli ambientalisti Shell sta violando la legge aumentando i propri investimenti fossili invece di ridurli.

Un tribunale dell’Aia dovrà decidere, in un processo appena iniziato, quali sono le responsabilità dell’azienda. Per gli avvocati di Friends of the Earths NL (Milieudefensie) Shell conosceva i danni ambientali provocati dall’estrazione del fossile, ma ha continuato ad espandere le sue operazioni nel mondo.

Sono appena stati pubblicati dei documenti dai quali si apprende che Shell sapeva del cambiamento climatico fin dagli anni ’50 e conosceva l’entità delle sue azioni dal 1986. Nonostante questo, il centro della sua attività economica sono sempre state le estrazioni di carbone, gas e petrolio. Addirittura dal 2007 la compagnia ha aumentato gli investimenti in questo settore.

Inoltre, si è impegnata in campagne di pubblicità ingannevole e si è espressa contro le politiche sul clima. Ad esempio, l’accusa ricorda le affermazioni di Shell su quanto fosse impraticabile l’accordo di Parigi.

Shell knew – for 35 years.

Pubblicato da Shell Must Fall su Sabato 28 novembre 2020

 In questo modo avrebbe volontariamente impedito la graduale uscita dal fossile. Con le sue operazioni di ricerca ed estrazione di combustibili fossili, la compagnia avrebbe violato alcuni articoli della legge olandese, ma non solo. Avrebbe commesso anche violazioni della Convenzione Europea dei diritti umani sul diritto alla vita e alla vita familiare (art. 2 e 8).

Per Milieudefensie questo processo ha il potenziale di investire l’intera industria legata al fossile. Per i legali di Shell: “non saranno i processi ad accelerare verso le rinnovabili. Servono tecnologie e un cambio di coscienza nei consumatori”.

Shell parla di raggiungere obiettivi sostenibili entro il 2050. Ma la compagnia – responsabile di oltre l’1% delle emissioni nel pianeta – continua a investire in petrolio e gas. Per l’accusa, fissare obiettivi di investimento nelle rinnovabili non è sufficiente se a questi si accompagnano altrettanti investimenti nel fossile. Invece la tendenza di Shell sembra proprio questa: continuare a investire in olio e gas – il suo business principale, come afferma il CEO – per ogni passo compiuto verso la transizione energetica.

Milieudefensie e altre sei organizzazioni vogliono che Shell si impegni a ridurre le sue emissioni del 45% (rispetto al 2010) entro il 2030 e che arrivi a zero entro il 2050. Per molti, è in corso un processo storico.