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Shell non paga tasse in Olanda. E la multinazionale si difende: la legge lo consente

Shell non paga l’imposta sul reddito delle società nei Paesi Bassi. Lo hanno ammesso il CEO della multinazionale anglo-olandese Marjan van Loon e il manager delle finanze del gruppo Alan McLean ammette in un’intervista con Elsevier Weekblad.

Il governo ha un accordo fiscale con le multinazionali con sede in Olanda che consente di detrarre numerosi costi per la sede centrale. A Shell Nederland, il profitto realizzato (1 miliardo di euro nel 2016 e 1,3 miliardi nel 2017) è compensato dai costi, così che l’utile si trasformi in perdita e nessuna imposta sulle società è dovuta all’erario. Shell paga solo la tassa sulle società per NAM, di cui possiede il 50% delle azioni. Nel 2018 erano 230 milioni di euro.

I due massimi dirigenti affermano che Shell non si approfitta del sistema fiscale o elude le tasse, ma semplicemente utilizza le possibilità offerte dalle norme fiscali. Inoltre, le regole sono state appositamente elaborate per attrarre o mantenere le multinazionali nei Paesi Bassi. “Paghiamo le tasse in modo equo”, ha dichiarato McLean.

La Royal Dutch Shell è una delle più grandi multinazionali al mondo. Nel 2018 ha raggiunto un fatturato di 388 miliardi di dollari con un utile di 24 miliardi di dollari. In totale, Shell ha pagato 10,1 miliardi di dollari di imposte sul reddito delle società ai paesi, oltre a circa 6 miliardi di royalties. Oltre 48 miliardi di dollari in IVA e accise sono stati raccolti e pagati ai governi. A Shell è applicata un’aliquota fiscale effettiva del 33% a livello mondiale.

Anche se -di fatto- non paga tasse, la società si difende sostenendo di creare posti di lavoro e di investire nei Paesi Bassi. La società paga anche altre imposte come le accise, l’IVA, le imposte sui salari e le tasse sui dividendi. Secondo Van Loon, questa somma ammontava a 4,5 miliardi di euro nel 2018.

La Tweede Kamer, la camera bassa olandese, terrà una tavola rotonda sulle tasse alle multinazionali il prossimo mercoledì. Oltre a Shell, AkzoNobel e Philips saranno seduti al tavolo.

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