Secondo uno studio la crudeltà verso gli animali non è limitata solo alle famiglie ‘anti-sociali’, o ai giovani ma coinvolge uomini e donne tra i 7 e gli 85 anni di tutti i ceti sociali, scrive Volkskrant.

La prima indagine olandese su larga scala, ha esaminato 97 casi di crudeltà verso gli animali all’interno di un programma di ricerca da parte della polizia; lo scopo era di definire un profilo più chiaro dello sfruttatore “tipo” di animali, i cui comportamenti sono spesso collegati ad atti di violenza anche verso gli uomini.

Ogni anno vengono segnalati circa 65.000 casi di violenza sugli animali, ma la maggior parte si tratta di negligenza da parte di persone con instabilità psicologiche. Le cifre esatte sugli abusi sono difficili da verificare perché i casi di abuso e negligenza non sono separati.

‘C’è solo un piccolo gruppo di persone che deliberatamente mette a repentaglio la vita degli animali, ma non possiamo essere sicuri delle reali intenzioni,’ ha detto il criminologo e ricercatore Anton van Wijk al Volkskrant.

Un’altra incognita è l’entità degli abusi, dal momento che molti avvengono a porte chiuse. ‘Abbiamo una buona legge che stabilisce che il maltrattamento degli animali sia un crimine, ma senza prove non c’è molto che possiamo fare,’ dice il  coordinatore della polizia per il benessere degli animali Anouk Duijnker. Questa è la ragione per cui il rapporto presenta soprattutto casi di cani come vittime; per gatti e altri animali domestici le indagini sono più complicate.

Molti tossicodipendenti agiscono mossi “da frustrazione e dalla mancanza di controllo di impulsi ed empatia”, dice Van Wijk, mentre alcuni, di solito i giovani, agiscono in gruppo. Nel rapporto è presente un caso di un gruppo di giovani che ha acquistato alcuni pesci rossi e poi li ha calpesti a morte sul marciapiede. ‘Questo è il tipo di comportamento di cui dovrebbe interessarsi la polizia perché a parte la pressione del gruppo, c’è un elemento di sadismo nell’atto,’ ha detto Van Wijk al giornale.

Non è sempre facile separare il sadismo dai problemi psicologici. Il cosiddetto ‘Twente Torturer” uccise decine di cavalli tra il 2000 e il 2004 evirandoli. L’uomo avrebbe agito mosso da ‘un tipo di curiosità ossessiva e da una forte perversione sessuale’, secondo Van Wijk. Egli ha sottolineato che questo caso particolare sia un’eccezione, e non sia rappresentativo del tipo di autori che i ricercatori stanno cercando. Le persone che agiscono per motivi puramente sadici sono rari.

Il rapporto si è anche occupato del ruolo dei veterinari. I padroni che fanno male ai loro animali d’impulso spesso li portano poi da un veterinario per le cure e i veterinari o non riconoscono l’abuso o hanno paura di accusare i padroni.

Quest’anno verrà istituito un centro di competenza nazionale per abuso di animali in modo che i veterinari possano caricare le foto e le descrizioni delle ferite, e gli esperti saranno in grado di determinare se si tratti o meno di maltrattamento. Si tratta di informazioni di vitale importanza, secondo la polizia, perché la crudeltà animale è ‘una bandiera rossa’ in grado di segnalare la violenza domestica.