The Netherlands, an outsider's view.

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Sfruttamento dei lavoratori stranieri in Olanda, a Eindhoven si fa il punto sul problema

di Mariam Aguillar

Source Pic: Pixabay

La questione dello sfruttamento del lavoro, in un paese -tecnicamente- in piena occupazione come l’Olanda non è una questione irrilevante. Nonostante si possa credere che l’enorme disponibilità di impieghi abbia, da sola, la capacità di regolare le storture del mercato, di fatto ciò non avviene. Molto spesso, infatti, la carenza -soprattutto- di manodopera non qualificata porta alla ricerca di lavoratori all’estero che in molte occasioni non parlano olandese e hanno poca consapevolezza dei molti diritti che la normativa sul lavoro dei Paesi Bassi garantisce loro. “Nei Paesi Bassi sono circa 33,000 i lavoratori vittime di sfruttamento del lavoro, 4,800 solo a Eindhoven”, dice a 31mag Miriam Frosi, di origine italiana, consigliera comunale di maggioranza al comune di Eindhoven

Mercoledi,  in occasione di un meeting informativo nella città del Brabante, organizzato proprio per sensibilizzare lavoratori e istituzioni alla problematica, la consigliera ha spiegato come le grandi aziende spesso approfittino degli stranieri che si trasferiscono in Olanda per lavoro. “Il numero di denunce per sfruttamento è aumentato dal 30% al 38% e continuerà a crescere, è urgente mettersi a lavoro”, dice la Frosi a 31mag. La consigliera chiede di reintrodurre il Social return (SROI) una forma contrattuale che vincola le società a investire sul capitale umano; assicura un lavoro in condizioni favorevoli, un buon contratto e tutela i lavoratori che non conoscono i loro diritti o la lingua del paese.

Presente all’evento la giornalista polacca Agata Olejarczyk che ha realizzato un reportage “undercover” facendosi assumere dalla catena di supermercati Jumbo, e ha constatato i due problemi principali per i lavoratori stranieri: la lingua e le leggi in vigore. Al meeting, a cui avevano preso parte molti rappresentanti politici, la Olejarczyk ha suggerito di organizzare corsi di lingua per lavoratori stranieri. La giornalista racconta di aver dovuto sistemare la merce in tempi molto brevi, fatto la spola da una parte all’altra del supermercato ed essere stata addirittura minacciata di licenziamento per essersi riposata.

Frosi assicura una collaborazione continua tra il suo partito CDA, la Tweede Kamer, il parlamento olandese e le autorità provinciali. “L’obiettivo finale è modificare le leggi, dare voce ai lavoratori in difficoltà e affrontare le aziende in questione”. Ma spesso le leggi non bastano: “Nonostante i seri provvedimenti del governo e le inadeguate condizioni di lavoro, la maggior parte dei lavoratori preferisce, spesso, rimanere in Olanda e pagare 400 euro per un appartamento condiviso lontano dal posto di lavoro, poiché in una sola settimana guadagna ciò che in Romania guadagnerebbe in un mese”, conclude la Frosi. La questione, insomma, è molto complessa.