Di Martina Fabiani

Photocredit: Martina Fabiani

 

In una Amsterdam sempre più “mono cultura”, non è sparito del tutto lo spirito di creare iniziative indipenenti. Da qualche a parte, a nord della stazione centrale, ì c’è un edificio blu dall’aria urban e dismessa con una grande insegna luminosa: “Sexyland”.

Lungi dall’essere una sede distaccata di una delle tante vetrine del Red Lights District, il Sexyland si trova a NDSM Wharf, l’ex cantiere navale sul fiume IJ. Questa area è oggi un centro culturale all’interno di una cornice post-industriale unica, lontana da kitch del centro città, da “Nutella shop” e dai turisti.

L’iniziativa, promossa da Eddie the Eagle Museum, un museo senza orari prestabilit o muri fissi. Il nome è un omaggio a Edwards “the eagle”, sciatore britannico arrivato ultimo alle olimpiadi di Calgary nel 1988, ancora oggi un simbolo dell’arte di provarci, un anti-eroe. Il museo e il personaggio a cui si ispira rappresentano un’ode al non convenzionale, al non prestabilito.

Quando l’edificio, un locale già esistente, stava sbiadendo la sua immagine, macchiata dal grigiore dell’alcool e delle carte – una sorta di stile urbano-paesano per la terza età –, ecco l’idea: 365 giorni per 365 proprietari. L’anno è di tutti e per tutti. “Per noi è importante portare libertà e possibilità ad Amsterdam. Diamo l’opportunità all’owner of the day di pensare in grande e spingersi oltre. Abbiamo sempre cercato di creare uno spazio libero, dove non ci sono regole”, ci racconta Aukje Dekker, l’ideatrice.

Gli eventi ospitati sono stati tanti e di diverso tipo. “I primi mesi abbiamo chiesto noi a tanti di partecipare, ma cerchiamo di non fermarci alla nostra rete di contatti e vedere cosa Amsterdam ha da offrire”, aggiunge l’organizzatrice. Non esiste quindi un vero e proprio criterio di selezione e i “no” sono stati pochi perché spesso un rifiuto è una sorpresa mancata.

Una sorpresa è stata infatti quando una 16enne ha contattato il Sexyland per poter fare il release party con i suoi amici e portare 16 musicisti a suonare. Dalla titubanza iniziale dei gestori del locale fino all’unisono “ok facciamolo”, ci raccontano e la ricordano come una delle serate migliori, in cui gioventù ed energia sono stati una combinazione vincente. Un normale club con dei criteri rigidi di selezione, non glielo avrebbe mai lasciato fare. Al Sexyland invece non esistono gerarchie, né prese di posizione; è una tabula rasa che può essere scritta ogni giorno in una maniera diversa.

Stando alle parole degli organizzatori, un altro dei ricordi più belli è senz’altro la “Vogue night”, dove LGBT e ragazzi di strada si sono esibiti nella omonima danza divenuta celebre con il video “Vogue” di Madonna. Tutto il pubblico si era avvicinato ai ballerini e batteva le mani a ritmo di musica. Anche quella sera, ci dicono, la carica era palpabile.

Ogni owner, per poter realizzare la propria serata, è tenuto a versare un contributo di 65 euro, che sia l’artista affermato di turno o la ragazzina alle prime armi. Si tratta di una cifra irrisoria e sicuramente abbordabile rispetto ai prezzi medi di una città che, ogni giorno di più, sembra escludere le fasce medie della popolazione.

Che cosa ne sarà del Sexyland dopo questo anno? “Non lo sappiamo, ma è importante che l’idea abbia una fine. Tutta questa energia che percepiamo non è illimitata e vogliamo che rimanga l’attitudine del “qui e ora”; se si inizia a rimandare, si perde lo spirito con il quale si è partiti”, confessa Aukje Dekker.

Tra qualche anno l’NDSM potrebbe essere trasformato in area abitativa. Gli spazi liberi, ma “programmati”, ricordiamo che gli olandesi non possono vivere senza questo mind-set, come il celebre mercatino IJ Hallen e i principali festival rimarranno, ma tutto ciò che non rappresenta una macchina produttiva perfettamente rodata, probabilmente cesserà di esistere.

Quello abitativo è sicuramente il principale problema della capitale, ma l’orientamento corrente, che da tempo sta decimando gli spazi “informali” e le subculture che ospitano, rischia di mettere una grave ipoteca sul futuro culturale della città.

Ora Sexyland c’è e qualcosa al suo interno sta accadendo. Sabato 22 aprile il rapper Duvel Duvel ha presentato lì il suo ultimo album, dark nello stile e nella copertina. Qualche giorno prima, ci raccontano, era arrivata una mail dove veniva chiesto il permesso per dipingere di nero tutte le pareti del locale. “Ci siamo chiesti se fosse una buona idea. Questo blu ci piaceva e anche le tag colorate lasciate dai visitatori casuali e forse il nero sarebbe stato troppo serio”.

Il risultato di quella serata è un Sexyland con le pareti nere. Né più, né meno bello di prima, semplicemente diverso.