Het Patrool racconta del film Sexy Beast (2000). Un inglese biondo è sdraiato accanto alla sua piscina in costume da bagno giallo canarino, immerso nel sudore. Il luminoso sole spagnolo lo abbronza. Il ragazzo sudato esclama:

Maledizione. Sto sudando come un matto. Sono arrostito. Bollito. Fritto. Smaltato. Come in una sauna. Un forno. Sulla mia pancia si può friggere un uovo. A chi non piacerebbe? È ridicolo. Meraviglioso! Fantastico! Fan-dabby-dozy-tastic!

Questo è il paradiso. Ci ha pensato a lungo. Nove anni in una fredda prigione inglese. Il suo nome è Gary Dove, ma tutti lo chiamano Gal. È la “bestia” che dà il titolo al film Sexy Beast. È il sogno di ogni galeotto britannico: fuggire con la propria dolce metà, trovare una villa in Spagna e squagliarsi sul bordo di una piscina?

Nel paradiso di Gal c’è un gran fermento. Un’enorme roccia precipita dal fianco della montagna proprio sopra la sua terrazza. Il masso passa appena sopra la sua testa sott’acqua. Un sasso come presagio di problemi futuri. Gal, interpretato da Ray Winstone, è un gangster che ha intenzione, dopo un ultimo colpo, di ritirarsi nel suo paradiso. Ma i gangster non ci riescono quasi mai.

Solo un altro, un ultimo grande colpo. E poi si ritirerà in qualche idillio tropicale dove nessuno lo conosce o può trovarlo. Un buon piano. Ma va sempre male.

Il gangster Don Logan che sfida Gal in Sexy Beast

Gal viene scoperto dalla malavita inglese. Non una canaglia o un detective. Non uno dell’Interpol con manette, mandato di arresto o trattato di estradizione. Don Logan è un gangster e ha sia il dono della parola sia il pungiglione di Medusa.

Don non è un messaggero ma un professionista. È stato incaricato di mettere insieme una squadra per una massiccia rapina in una banca a Londra. Ha deciso che era d’obbligo che Gal partecipasse. E lui non può rifiutare. Nessuno dice di “no” a Don Logan e alla mente che vuole il contenuto della cassaforte. Gal dice di no, Don si arrabbia e la temperatura cala sottozero.

La storia del cinema non manca di cattivi, mostri e boss sanguinari. Don Logan è uno dei migliori. È interpretato dall’attore britannico Ben Kingsley, diventato famoso in tutto il mondo per il suo ruolo da protagonista nel film biografico Ghandi (1982) di Richard Attenborough. Qui Kingsley impersona in modo molto convincente il simbolo della resistenza non violenta. In Sexy Beast (2000), invece, è la perfetta incarnazione di un’aggressività passiva.

Il simbolo della variante delta

Dove c’è Don Logan, non si scherza. Non è solo una minaccia nella villa di Gal, ma lo è anche sugli aerei e nelle discoteche. In questi luoghi si muove come un virus, che si insinua inosservato e con calma glaciale semina il caos. Don sembra quasi la variante delta che vola dall’Inghilterra al sole spagnolo per lasciare una scia di caos e miseria. Oppure no?

Potremmo ovviamente rifiutare questa interpretazione di Sexy Beast. Ma il film del 2000 del regista britannico Jonathan Glazer è ricco di immagini e simboli che ci conducono in quella direzione. Il masso che cade nella scena d’apertura non può essere ignorato. Lo stesso vale per il verme peloso e armato con orecchie da lepre che appare di tanto in tanto nell’ambiente di Gal. Con simboli potenti e immagini stranianti, Glazer si distingue da tutti i registi di storie gangster venuti prima di lui.

Glazer ha fornito spunti di riflessione al pubblico anche con Birth (2004), in cui la vedova Nicole Kidman riconosce il suo defunto marito in un bambino. Seguito poi dal suo capolavoro Under the Skin (2013), in cui un predatore alieno indossa la pelle di Scarlett Johansson. Ognuno di questi film ha il merito di rendere Glazer uno dei registi più talentuosi del 21esimo secolo.