The Netherlands, an outsider's view.

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MUSIC

“Seven Days Walking”, Einaudi al Concertgebouw di Amsterdam



di Natalina Rossi

Ieri sera, martedì 26 marzo, presso il Concertgebouw di Amsterdam, il compositore e pianista Ludovico Einaudi ha presentato il primo album del nuovo disco “Seven Days Walking: Day One”.

Si tratta del primo volume di un progetto musicale ed esistenziale, intimo e ambizioso, diviso in sette album che verranno rilasciati a intervalli mensili.

Il Concertgebouw si è trasformato in una foresta selvaggia e naturale, ridotto all’essenziale. Sul palco un pianoforte, un violino, una viola, un violoncello, e poi dei corpi.

L’ispirazione è nata da una passeggiata invernale tra le Alpi, dalla ripetizione costante del tempo, e degli scenari – in cui tutto sembra uguale, e pure ogni giorno si scopre la diversità degli spazi -. Le melodie si ripetono seguendo variazioni differenti – e i suoni trascinano lo spettatore dentro luoghi sconosciuti eppure familiari. Un viaggio ipnotico e sublime.

– A gennaio dello scorso anno spesso sono andato a fare lunghe camminate in montagna, seguendo spesso gli stessi sentieri. Nevicava molto e in mezzo a quelle tempeste di neve, in cui tutte le forme sembravano perdere i loro contorni e i loro colori, i miei pensieri volavano liberi. Probabilmente quella fortissima sensazione di riduzione ai minimi termini ha originato questo lavoro – racconta Ludovico Einaudi.

Ed è proprio questa la sensazione che si ha ascoltando il nuovo album. L’assenza del superfluo. L’eliminazione dell’artificio, e la ricerca pura dello scheletro delle cose, partendo dalla scoperta della natura, e dalla relazione con essa.

Camus nel libro La Caduta scrive – L’Olanda è un sogno, caro signore, un sogno d’oro e di fumo, più fumoso di giorno e più dorato di notte, e giorno e notte questo sogno è popolato da Lohengrin come questi, che corrono in sogno su nere biciclette dagli alti manubri, cigni funebri che girano senza tregua per tutto il paese, intorno ai mari, lungo i canali. Sognano con la testa nelle loro nuvole color rame, girano in tondo, pregano, sonnambuli, nell’incenso dorato della nebbia: non sono più qui. Sono in viaggio, a migliaia di chilometri, verso Giava, l’isola lontana. Pregano gli dei dell’Indonesia dal volto contraffatto, per ricordare a questi coloni nostalgici che l’Olanda non è soltanto l’Europa dei mercanti, ma il mare, il mare che porta a Cipago o alle isole in cui gli uomini muoiono pazzi e felici -.

Ieri sera, dentro questa città circondata da canali, assediata dall’acqua -sulle note di Einaudi al Concertgebouw di Amsterdam – sembravamo tutti pazzi, e felici. Con le lacrime agli occhi. Abbiamo viaggiato. Dentro la neve, e sotto il vento. Lasciando le biciclette consumate altrove, e rincorrendo orme musicali e melodie delicate. Insieme a Ludovico Einaudi, Federico Mecozzi e Redi Hasa. Tutti pazzi e felici.

Il concerto si è concluso con un ritorno al passato. Einaudi ha suonato Experience – per salutare il pubblico, e farci tornare a casa – percorrendo sentieri conosciuti.






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