The Netherlands, an outsider's view.

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Storia, i soldati della Wehrmacht e la moderna sessualità olandese

Lontani dalla battaglia, i soldati volevano rendersi utili alla società che li ospitava

I soldati del gruppo Wehrmacht, che hanno occupato il suolo olandese dal 1940 al 1945, hanno indirettamente contribuito alla modernizzazione della sessualità in Olanda, con l’introduzione di nuovi costumi sessuali durante la Seconda Guerra Mondiale.

Questo secondo una ricerca di Laura Fahrenbruck, che ha conseguito un dottorato in storia il mese scorso presso l’università di Groningen, con una ricerca intitolata Ein(ver)nehmen. Sexualität und Alltag von Wehrmachtsoldaten in den besetzten Niederlanden 1940-1945. Per otto anni, Fahrenbruck ha studiato le abitudini sessuali dei soldati Wehrmacht, durante gli anni dell’occupazione dei Paesi Bassi, in relazione alla sessualità delle donne olandesi.

Secondo l’esperta, i soldati tedeschi si presentavano colti, sicuri del proprio aspetto e della propria preparazione fisica, avendo inoltre accesso a preservativi e cure mediche. Dalla ricerca si evince poi che i soldati della Wehrmacht, considerati dall’amministrazione tedesca un “male necessario” ai fini della propaganda nazista, “sfidavano” la società olandese del tempo e che questo li abbia resi “attraenti” agli occhi delle giovani autoctone.

“Questo è immediatamente riconoscibile fin da maggio 1940; erano già apparse segnalazioni di ragazze che rifiutavano l’autorità”, dice Fahrenbruck sul sito dell’università, “hanno trovato un esempio forte nei soldati tedeschi e il contatto con loro ha portato numerosi vantaggi” contribuendo, ad esempio, alla creazione dell’immaginario olandese del soldato macho.

Nel gruppo Wehrmacht, considerato come la più grande forza combattente tedesca ai tempi del Nazismo, i soldati erano in perfetta forma: un simbolo per l’Esercito e per le famiglie civili. Secondo Fahrenbruck, questo sarebbe stato il risultato in una “pragmatica medicalizzazione della sessualità”.

Che a sua volta, in Olanda, ha in qualche modo contribuito a sdoganare il sesso in sé, “demistificandolo” dice l’esperta, gettando le basi per una consapevolezza tutta moderna su pratiche igieniche e prevenzione di malattie sessualmente trasmissibili.