L’ufficio immigrazione olandese IND sta mettendo a punto nuovi metodi per identificare meglio alcuni aspetti personali di coloro che richiedono l’asilo soprattutto per  persone LGBTIQ  e minoranze religiose che richiedono la tutela internazionale. L’approccio con culture diverse, porta spesso l’IND a commettere errori.

L’agenzia si concentra in particolare sui richiedenti asilo della comunità LGBTQ o cristiana. I gay e i cristiani non sono accettati in certi paesi e l’IND non vuole che questi siano gli unici motivi per cui chiedere protezione nei Paesi Bassi. Stando alle organizzazioni a difesa dei rifugiati e al partito D66, sensibile alla questione dei richiedenti asilo, l’IND non riesce a identificare correttamente queste categorie. In particolare i funzionari ragionano troppo secondo standard occidentali, denunciano i gruppi a sostegno dei diritti delle persone omosessuali e transessuali e i funzionari, spesso, non prendono decisioni adeguatamente informate.

Come ha promesso il sottosegretario Mark Harbers, il governo intende cambiare rotta: l’IND indagherà più a fondo nelle storie personali di chi chiede asilo nei Paesi Bassi. Queste nuove modalità dovrebbero impedire ai funzionari di essere ingannati da storie costruite ad hoc e verrebbero fatti maggiori investimenti nella formazione degli operatori preparati meglio ai colloqui. D’ora in poi l’IND dovrà essere in grado di spiegare se e come considerare le affermazioni, ad esempio, di un partner di un richiedente asilo omosessuale. Foto di momenti di coppia e cerimonie religiose potranno essere portate come prova.

Il parlamentare Maarten Groothuizen del D66 si è detto soddisfatto che l’IND stia guadagnando “conoscenza ed esperienza”. La storia personale gioca un ruolo fondamentale e “ci sarà più margine per altre prove”.